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La chiusura

by Germano on 23/09/2014
Book and Negative
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blackcat

A un certo punto, ci siamo rotti i coglioni.
Questo il riassunto.
Io soprattutto, mi sono rotto i coglioni della maleducazione della gente. Di chi non è capace di sostenere un dialogo senza aggredire.
Comunque, è nell’aria da mesi.
Personalmente ho smesso di scrivere qui sul blog, senza fare annunci, perché non mi sembrava il caso, intorno a fine maggio, o giù di lì. Non ricordo nemmeno, e in fondo non mi importa.

La mia assenza dal web, come scrissi, è passata in sordina.
Perché il web è fondamentalmente un amplificatore, una cassa di risonanza del rumore di fondo.
Che tu ci sia, o no, non fa alcuna differenza, ci saranno altri blogger intercambiabili a fornire alla rete la linfa vitale per il nulla cosmico.

L’idea di fondo è che un blogger, per la maggior parte degli utenti, sia uno stronzo qualunque. Che non merita nulla, proprio in quanto tale.

Ed è qui, di fronte proprio a questo stronzo, che sorge il paradosso.
Se sono uno stronzo, perché continuare a seguirmi, tutti i giorni, per cinque anni?
Perché magari vi piaccio un po’? Vi piace quello che scrivo?

E allora, perché non dirmelo? Perché non condividere un post, perché non mettere un like, fare qualcosa per me, per permettermi di arrivare dove non posso solo con le mie forze?
Vi costa tanto una gentilezza?

A quanto pare sì.

Vi costa tanto dialogare senza aggredire, con tono pacato?

A quanto pare sì.

E mi raccomando, non sforzatevi proprio adesso, dopo questo post, a mostrarmi un interesse che ancora non mi avete dato in cinque anni. Lo so, che tra voi c’è gente che mi stima. Lo so… qualcuno ha persino fatto il salto della barricata per venirmelo a dire.
Grande affetto e ringraziamenti per costoro.

Piuttosto, è che a questo punto, a me non frega più nulla di ricevere una qualunque forma di interesse.
Vado avanti per la mia strada, trattando voi altri, la maggioranza silenziosa, esattamente allo stesso modo in trattate me, con indifferenza. Che ci siate o meno, a me non frega un cazzo.
Siete intercambiabili.

Ecco, non è tanto bello sentirselo dire, vero?
Pensate a quanto debba essere bello per noi, che siamo esposti in prima persona, sentirlo tutti i giorni, questo ritornello.

Ehi, ma è così che stanno le cose, giusto?
Pare proprio di sì.

itsyourchoice (Custom)

D’altronde…

Sono convinto che la maggior parte delle cose buone che la rete poteva darmi, me le abbia già date.
Le persone intelligenti sapranno leggere al di là del tono di queste poche righe, e capire cosa davvero voglio dire. Le altre, che stiano alla larga da questo posto, è meglio per tutti.

Che poi, a ben vedere, ecco il succo del discorso, fatto in termini decisamente più eleganti, di Davide Mana, alla chiusura del suo blog.
Davide si è rotto i coglioni:

dell’astio
dell’invidia
dell’indifferenza
della superficialità
delle frecciatine immancabili dei moralizzatori del cazzo

E siccome non è in nostro potere (non più; un tempo lo era, forse, ma abbiamo perso il treno) cambiare la percezione (e i modi) altrui, meglio andarsene, per salvare se non altro la sanità mentale. Impiegare il tempo prezioso in cose più utili e divertenti.

Oppure, continuare, come conto di fare da queste parti, fregandomene, e insistendo. Magari troverò la gente giusta. Magari cambieremo entrambi, venendoci incontro.

Alcuni blogger chiudono i commenti, ritagliandosi uno spazio online che è un monologo shakesperiano tendente al delirio.

Altri si sentono prudere le mani. La tentazione di sfanculare tutti e di chiudere è forte. Fortissima. Fare come Davide. Se lui l’ha fatto posso farlo anch’io, andandomene col botto… ma anche no.

Altri cambiano. Come ho fatto io.

E insistono. Come sto facendo.

Perché traslocare, aprire altrove, ricominciare… sì, può essere affascinante. Ma la verità è che a me i traslochi hanno sempre dato noia.
Questo posto l’ho costruito facendomi un culo così, quindi non lo lascio. Posso anche maltrattarlo, sporcarlo un po’, abbassare la serranda, o tenerla chiusa per metà, ma chiudere bottega mai. Almeno finché riuscirò a pagarmi la bolletta telefonica. In caso contrario, be’, sarà stata una questione di forza maggiore. Ubi maior…

Mi piacerebbe soltanto che lo ammetteste, una buona volta: dopo le lacrime di coccodrillo, dopo le dichiarazioni d’amore postume, dopo i consigli di ripensarci o meno, alla chiusura del blog, a voi non frega un cazzo di niente e di nessuno, se non di voi stessi.

È normale.
Tragico.
Ma assolutamente normale.
Direi quasi: umano, troppo umano. (cit.)
E quella di pensarci creature superiori, dalla sensibilità superiore, è una menzogna che amiamo raccontarci.

Una voce ha cessato, momentaneamente, di far parte del coro. Si nota appena. E solo se ci si fa davvero attenzione. Lo nota di sicuro chi gli vuol bene davvero.

A domani.

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