L'Attico

Il problema dello spiegone

“Non ho capito, quindi hai sbagliato”.
Questa qui è la sintesi dell’obiezione che, una tantum, mi viene mossa da qualche lettore.
Parliamo dello spinoso territorio dei miei eBook…
In sostanza, chi mi legge lo sa, sono avaro di spiegoni, specie quando le informazioni generiche su determinate ambientazioni sono COMUNQUE a disposizione del lettore, in comode appendici alla fine del testo, oppure nelle note esplicative. (“Eh, ma il mio eReader non legge le note, e mi scazza leggere l’Appendice.” E da me cosa diavolo vuoi?)
Alla maggior parte dei miei lettori, la mancanza di spiegoni piace.
Poi c’è il classico zoccolo duro.
Il guaio è che l’impossibilità di arrivare al significato del testo, privo com’è di pappa pronta, genera tale e tanta frustrazione, che costoro dimenticano il testo stesso e la storia, e si arrendono, sbraitando contro l’autore, io, perché reo di aver fallito la messinscena.
E non si tratta di critiche costruttive, ma solo di resa senza condizioni.
Un po’ come il “lancio del volume”. O l’accoppiata tasti shift-canc.
Uno, da scrittore o scribacchino, pensa sempre che a lui non possa mai capitare. E invece…
Non so se faccia male, una cosa così, ma bene non fa. Ci si rende solo conto che il mondo funziona in modo diverso.
Non si cresce, non si evolve, ci si illude, e si ascoltano critiche che non sono critiche, ma lamentele.
Quello che non mi spiego è che gusto si possa provare a leggere un testo che spiega tutto. Ogni dettaglio, ogni nodo del racconto, ogni significato.

***

Questa è una copertina alternativa di "Lollipop" fatta da me medesimo, con le mie manine (spiegone included)

Perché di questo si tratta, del dannato gusto.
Parliamo di Marilyn e della serie Lollipop (sono due volumetti, quindi si può considerare una serie; sapete già dove sta, qua sopra, nella sezione eBook).
Non essendoci alcun riscontro oggettivo nella frase “Non ho capito, quindi hai sbagliato”, eccetto la palese incapacità di andare a fondo alle cose, trattasi di gusto, per quanto lontano dal mio.
A me, il latte alle ginocchia comincia a scendere non appena una cosa mi viene spiegata, perché preferisco arrivarci da solo. Ad altri lo stesso latte arriva quando s’imbattono nel non-detto.
Poco importa che l’autore, sempre io, abbia concepito la storia in quel modo, seguendo un ragionamento preciso, ovvero tenendo conto di:

a) lo stato mentale del personaggio
b) la terza persona limitata
c) il realismo dell’ambientazione, che giustifica il fatto che i personaggi non abbiano necessità di spiegarsi vicendevolmente il concetto di teleforce, perché quest’ultima permea la loro realtà quotidiana. Per fare un esempio, il contrario corrisponderebbe, nel nostro mondo, a quotidiani e oziosi dibattiti sull’esistenza e il funzionamento dell’energia elettrica
(Es: “Hai visto, una lampadina accesa!”
“Eh… tutto merito di Edison, o magari Tesla. Sai, hanno scoperto, alla fine dell’Ottocento che…”)

***

No, ditemi se davvero un dialogo simile aggiunge corpo e struttura al testo, in tutta sincerità.
A me, l’esempio di cui sopra sembra una solenne stronzata.
Ma per alcuni, a quanto pare, è imprescindibile per la comprensione della storia, ma soprattutto per il godimento della stessa. Il tutto riassumibile nel motto: No Spiegone No Party.
Wow.
E il bello è che si arriva anche a dirmi che “ok, meglio se smetti di scrivere”. E tutto ciò non perché commetta errori di grammatica, non sappia costruire un intreccio, o perché i miei personaggi manchino di spessore, ma solo perché non spiego le cose (per la bontà stessa dell’ambientazione, aggiungerei io, ma chi me se ‘ncu*a?).
Il paradosso è che tutto questo, oltre a farmi incazzare, mi dà una forza inusitata.
Lungi dall’abbattermi.
Ma non divaghiamo. Ditemi, voi che ne pensate?

Kick-ass writer, terrific editor, short-tempered human being. Please, DO hesitate to contact me by phone.
  • Posso dire la verità senza offendere? Anch’io ho avuto qualche difficoltà a seguire i due Lollipop, nonostante io conosca perfettamente il background di 2MM (ho anche scritto diversi spin-off). Quello che mi sfuggiva non erano infatti i particolari dell’ambientazione, ma proprio qualcosa qua e là a livello di trama. Invece, non ho avuto proprio nessuna difficoltà con Girlfriend from Hell, del quale conoscevo solo vagamente l’ambientazione non avendo mai seguito il Survival Blog nè letto nessun altro racconto (te l’ho anche recensito sul mio blog).
    Però, visto che mi sembrava di essere l’unico a lamentarmi, e non riscontrando appunto lo stesso “difetto” nell’altra tua cosa che ho letto, ho pensato che fosse un limite mio.
    Credo che molto dipenda dallo spirito con il quale ci si approccia alla lettura. Questi di lollipop li ho letti su pc nei ritagli di tempo al lavoro, quindi con la testa piena di altre cose, l’altro invece l’ho messo sul tablet e letto con più calma.
    Non puoi negare che il tuo stile di scrittura sia abbastanza “criptico”. Pretendi dai tuoi lettori la massima attenzione. Non tutti sono disposti a dartela. E’ un atteggiamento aggressivo, che a qualcuno può dare fastidio. Che sia giusto o sbagliato non lo so, io ad esempio in quello che scrivo preferisco un approcio diverso e non lasciare troppo all’interpretazione. Non credo che questo significhi rivolgersi ad un “target” diverso, sono solo atteggiamenti e stili differenti. D’altronde se scrivessero tutti nello stesso modo la lettratura sarebbe morta con Omero.

    • Chiariamo un punto fondamentale: non è che puoi dire la verità, devi dirla. È diverso.
      Riferendomi al commento di sopra, non accetto lezioni comportamentali da perfetti sconosciuti. E questo è un dato di fatto.

      Tornando a te, apprezzo moltissimo il tuo intervento, soprattutto per il tono, e poi per i contenuti.
      Credo di averlo scritto da qualche parte, che lo stile di Lollipop è sperimentale. E sono conscio, perché l’ho deciso in fase di stesura, di aver lasciato parti in sospeso, che possono essere colmate solo se uno va lì a studiarsi i racconti.

      La cosa fondamentale, che vorrei fosse chiara a tutti è che ho voluto che i racconti fossero così, diciamo “criptici” (anche se non apprezzo particolarmente questo termine), per le ragione esposte sopra, ovvero stilistiche e di narrazione. Trattasi di scelte precise. E non mi sto lamentando del fatto che i lettori possano o meno trovarlo di loro gradimento.

      Alla maggior parte dei lettori, questo stile è piaciuto tanto, a pochi, perché finora sono una minoranza, non è piaciuto o è stato ritenuto ostico.

      Ma…

      Ricevere una stroncatura che rinuncia ad analizzare il testo e lamenta solo l’assenza di ovvi richiami (mai presupposti, in realtà, da alcuno spin-off, ma contenuti nell’appendice a fine del libro), sa di presa in giro.
      Ci sta, perché ognuno è libero di scrivere ciò che vuole. Anche sbagliando.
      E ci sta che io m’incazzi e scriva questo articolo. In fondo questo è un blog personale, e ci scrivo i cavoli miei. O no? 😉

    • 10 anni ago

    I gusti sono gusti. Spiegone o no, hai scritto così.
    Piace. E non piace.
    Dipende.
    Eppure tu sbuffi. Stizzito.
    E’ che ti senti INCOMPRESO.
    Tempo fa ho detto la mia opinione senza filtri a un amico che scrive e mi son preso dell’invidioso.
    Dovevo usare più delicatezza e essere forse più ipocrita e morbido nel dire quello che pensavo?
    Forse si. O forse no.
    Sempre da criticone qual sono ho anche, senza volerlo, offeso a morte un’altra persona (che neanche conoscevo).
    Non male eh?

    Io penso che, come le persone di cui sopra, te la prendi troppo per le critiche.
    Invece le critiche, anche se sbagliate, sono un ottimo modo per farsi un esame di coscienza scrittoria.
    La comunicazione è dipendente dai soggetti partecipanti e la critica è un segnale di disturbo su una linea tra 2 persone. E’ mossa da qualcuno che vuole perfezionare la comunicazione.
    A meno che uno non capisca proprio l’opposto di quello che dici (o che intendi).
    Se uno dice che scrivi da schifo o molto bene non ha detto niente.
    Se ti dice che sei troppo prolisso o troppo veloce (e anche dettaglia “dove” e “quando” lo sei), fatti un rapido esame di coscienza se quelle cose che ti cita le volevi proprio così o se gli appaiono tali perché hai lasciato delle discontinuità nel flusso narrativo (che una “per-te” normale intelligenza potesse comprendere ma non è successo).
    Tu hai tutto chiaro in testa, il lettore un po’ meno.
    Le critiche accettale, innanzitutto. Non fartene condizionare e non ignorarle.
    Le critiche, quelle sincere, sono un tesoro, uno specchio di come appariamo. Ringrazia chi ti offre il suo specchio.
    Anche se ci sono specchi storti e sporchi. Lagnosi e pigri. Inutili e boriosi,
    E se capisci che uno vuole danneggiarti e basta, beh, non ha già smesso di farlo?
    La critica fa male SOLO se non la si capisce nella sua precisa portata.
    Per cui, io credo, si sbuffa. E ci si arrocca nel castello delle proprie ragioni-prigioni.
    Cercando conforto in questo o quello, additando maestri di scrittura o record di vendite.
    E non ci si evolve come modo di comunicare (scrittori o no che si sia).

    Dopo che hai fatto il tuo ri-esame, più coscientemente di prima, scegli i lettori che vuoi soddisfare e il modo di farlo, e scrivi felice.
    E se deve essere, che appendice sia!

    Fine dello spiegone (senza filtri di umiltà e cortesia).
    Andrea

    • Lecito pensarlo. Ma non lo condivido affatto. E la spiegazione è in una frase del tuo lungo commento. Questa:

      A meno che uno non capisca proprio l’opposto di quello che dici (o che intendi).

      Tutto il resto, il perché sbuffi o come lo faccia, o se mi sento incompreso, non sta a te stabilirlo, o farmi la lezioncina sulla morale. Il problema è che qui il filtro di cortesia è necessario. E chi non lo usa finisce in spam. Proprio dove finiranno i tuoi prossimi commenti.

      Addio.

      • Sì dai, Hell, fatti criticare da chi fa solo quello…

  • Mi piace il non-detto e soprattutto in caso di ambientazione consolidata, come può essere 2MM, far spiegare ai personaggi le basi del setting è deleterio, come nel tuo esempio della lampadina. Le Appendici con tutti i dettagli del setting vengono messe proprio per quello.

    • Identica logica, quella del SB. 😉

  • Sullo spiegone a tutti i costi, e tu hai usato un ottimo esempio con la lampadina, mi sono sempre opposto. Due personaggi che conoscono le loro faccende, perché si devono perdere in spiegazioni? Arriviamo quasi all’idiozia del “cattivo” che racconta il piano al buono prima di farlo fuori. Per quale motivo lo dovrebbe fare, per megalomania? Se un comportamento, un intrigo o altro non vengono spiegati, ma la storia prosegue ugualmente, perché dover dare la manina al lettore e portarlo fuori a far pipì?
    Davvero, si rischia di accontentare un lettore che ha poca fantasia (o un bisogno morboso di sapere tutto) a scanso del realismo e della snellezza del testo.

    • No, il testo per me viene prima di tutto. E allora tu lettore critico mi puoi dire che è scritto male dicendomi dove ho sbagliato, ma non che non si capisce perché non l’ho spiegato. 😀
      Quando, ripeto, la spiegazione c’è, ed è nelle appendici alla fine del testo.

  • Io ho questa idea: è infodump solo se è fatto senza eleganza o metodo. Le spiegazioni, o più precisamente certe spiegazioni, mi piacciono. Diavolo!, sono importantissime. Però un buono scribacchino deve sapere anche dosare le informazioni e saper dire loro “fottetevi, voi su pagina non ci finite!” se non servono alla trama.
    Trovo fastidiosa, in una storia, la sensazione che qualcuno mi tenga per mano e mi spieghi a ogni passo chi, cosa, come, quando e perché, soprattutto se potrebbe fare in modo che la storia sembri sfilarmi davanti e raccontarsi da sola mentre io ci ragiono su.
    Il bello di molte storie è provare a ipotizzare le cose, se c’è lo spiegone… Cthulhu, salvami!
    Per concludere i vaneggiamenti da stanchezza: come t’ho già detto, se uno legge (ma anche se guarda un film… che so, un Valhalla Rising a caso!) e vuole a tutti i costi lo spiegone di quello che è già lì, sotto i suoi occhi, non sei tu narratore che hai sbagliato, è lui che è pigro. Punto. Da stanca sono ancora più dittatoriale e categorica del solito, sopportatemi! 😀

    • È bello quando sei dittatoriale e categorica. 😀

  • Aggiungi una nota sugli ebook: C’è qualcosa nell’ebook che non capisci? Cogli l’attimo per approfondire e fare ricerche in rete. ^^

    E’ difficile che tu possa accontentare tutti quanti. Per cui concentrati su chi apprezza. E gli altri se ne faranno una ragione!

    • Sì, sono d’accordo.
      Ma io sono il tipo che, se può, risponde a tono. Specie se sono convinto che si tratti di una critica ingiusta.
      Marilyn, come personaggio, non piace a molti. Moltissimi mi hanno detto esplicitamente che la trovano antipatica. Molti altri lamentano il mio stile fatto di proposizioni brevi e ripeto, queste osservazioni ci stanno. Da alcune ho persino tratto esperienza.
      Ma quando mi si viene a dire che la storia in sé è costruita male perché manca di dispensare informazioni, be’… mi viene spontaneo ribattere: “Ma sforzarti un pochino di più, no?” XD

  • Morte allo spiegone e talvolta anche all’infodump (c’è gente che scrive pagine di Wikipedia XD).
    Anche perché se sai le basi del progetto, se ti leggi le graziose appendici e le note, per dire di non aver capito o sei un idiota o un analfabeta.
    Mia personale opinione, ma non sei il primo a cui capita (anche a me è successo un paio di volte XD) e ti capisco bene! Ovvio, se tu scrittore non avessi inserito le appendici allora posso dire “non si capisce”, ma se le hai messe…
    Ci sta il non piacere lo stile di scrittura o magari trovare delle falle nella trama o chi per esso, ma così no!

    • Ma la mancanza di Appendici esplicative in un’ambientazione che contenga elementi fantastici equivale a darsi una martellata nei maroni, se mi passi il termine. XD
      Io sono d’accordo con te, mi snerva leggere nel testo spiegazioni non necessarie. Al limite mi snerva anche sapere il perché di una cosa misteriosa, per il fatto che, magari, mi sono creato una personale teoria che viene contraddetta da una spiegazione deludente.
      Per concludere, in tanti mi dicono di trovare il mio stile stringato, ma non per questo m’incazzo. Ci sta. Mi girano invece quando vengo distrutto senza mezzi termini perché il lettore non ha capito un’ambientazione già spiegata. 😀 (e non letta, evidentemente)

  • Lo spiegone ogni tanto ha il suo perchè, ovviamente non serve per riempire delle pagine e frantumare i testicoli al lettore nella descrizione del protagonista che si pettina davanti allo specchio e quindi i capelli, bla bla bla tremendamente bla bla bla bla.

    Ma inserire ogni tanto qualche riga di spiegazione sopratutto nei passaggi più complicati può aiutare a rendere il testo più scorrevole, magari quando i personaggi sono tanti oppure erano tratteggiate in maniera grossolana prima.

    Poi ci sono i professionisti dello spiegone per cui il racconto stesso è lo spiegone, mi stavo rinfrescando la memoria con libri di Fleming per gustarmi meglio 007 e alla 20 pagina della descrizione della partita di carte con il cattivone dove lui cala il sette perchè forse il tizio ha un Re……arghhhhhhh

    • No, ma il problema qui è il lettore estraneo a 2MM, ché se non gli spiego nel testo il concetto di teleforce e che Libby ha un bel culo gli viene un colpo apoplettico.
      O forse se glielo spiego?
      Mah… 😀

  • Parto un po’ per la tangente: credo (oggettivamente) sia impossibile piacere a tutti.
    Soprattutto quando si parla di prodotti “pensati per altri” (parliamo di ebook, ma parliamo anche di semplici articoli su un blog, di video, di canzoni, di film e via discorrendo).

    Non ho mai creduto nemmeno alla diatriba tra “arte e cultura alta o bassa”, dove “alta” è quella insondabile, calata dall’alto, intellettuale (dove l’autore, che ti propone il suo modo di vedere lo fa perchè deve sentirsi superiore) e quella “bassa” è quella commerciale, terra terra, “semplice”. Una produzione è una produzione, e anzi: i più grandi artisti, sotto sotto, sono stati fottutamente commerciali (se Michelangelo non fosse stato “commerciale”, col kaiser che Giulio II l’avrebbe conosciuto e gli avrebbe affidato la Cappella Sistina).

    Detto questo: lo spiegone* (per intenderci, quello che, per esempio, ti propinano nelle fiction da 3847389623949 puntate perchè devi dare allo spettatore ogni 2 secondi la capacità mentale di capire cosa stia succedendo) è la morte dell’intelligenza e anche un po’ della fantasia.
    Alcuni – letterariamente parlando – lo confondono con l’infodump.
    A me, l’infodump piace.
    Lo spiegone, no.

    Compito di chi racconta una storia (dato che di questo stiamo parlando) è raccontare una storia, nel miglior modo possibile. Con la speranza che, dall’altra parte, si attivino i simpatici ingranaggi del nostro cervellino. Penso che coloro che invocano lo spiegone siano fondamentalmente pigri, e non vogliano sforzarsi più di tanto. E’ un gravissimo difetto, più che un problema. Si trasforma in tale quando magari c’è qualcuno che non si è sforzato e va cantando che la colpa è dell’autore…

    Ps: so’ stato troppo lungo? Ho fatto lo spiegone anch’io? XD

    *”E’ lo spiegone, cioè, nelle serie televisive ciclicamente bisogna rispiegare quello che è successoa trama, si fa soprattutto per i vecchi, Cristina. E siccome la maggioranza del nostro pubblico è vecchio, eh, tu la devi dire forte e chiaro.” (cit. Stanis LaRochelle in “Boris”)

    • No, mi dai la conferma che il nostro concetto di spiegone è identico. È proprio la quintessenza della spiegazione inutile.
      L’infodump non mi infastidisce, però dipende dal modo in cui viene inserito nel testo (più spontaneo sembra, meglio è) e dallo stile dell’autore. In sostanza, l’infodump fatto bene è quello che ti diverte leggere nonostante sai benissimo che stai divagando. 😀

  • *varietà, sorry.

  • Consolati: c’è anche il partito opposto, quello che se inserisci una riga di spiegazioni urlano come banshee all’infodump.
    Io sono sicuramente più soggetto a questi altri estremisti, che non a quelli che ogni tanto perseguitano te.
    La realtà è che:
    A) Non si può piacere a tutti.
    B) Visto che a qualcuno il modo in cui scriviamo non piace, c’è sempre la libertà di non leggerci.
    C) Criticare è comunque un diritto. Insistere nel leggere ciò che non piace, per continuare a criticare, è da fessi, o da aguzzini.

    Non so se son queste le risposte che volevi.
    Non mi addentro nel discorso sì/no spiegone, né quanto spiegone, poco/tanto, perché abbiamo stili diversi ed è giusto che sia così (viva la varità, santa pace!)
    Preferisco farne un discorso di logica minima spiaccia.
    Come dici?
    Non si può nemmeno avere questa?
    Allora ok 🙂

    • Be’, la C mi piace particolarmente. A parte The Walking Dead, caso unico, io non insisto mai a seguire un autore che mi ha deluso un paio di volte.

      No, quello che voglio dire è che mi vanto di compiere scelte ragionate in ogni mio ebook, parlo di testo, e persino della copertina.
      E sinceramente mi urta che qualcuno possa ritenermi incapace solo perché il mio testo, pur corretto, non corrisponda alla propria forma mentis. Ma tant’è…
      È solo uno sfogo, ogni tanto ci vuole. 😉

      • No, per pietà. Nessun riferimento a circoli di blogger in questo articolo, ma solo a lettori sparuti, i cui commenti acidi, però, danno un pochetto di fastidio.
        Però, mi danno anche l’opportunità di descrivere il mio concetto di scrittura, che male non fa. 😉

      • Ritenere “incapace” uno scrittore solo perché quel che scrive non piace è un esercizio molto diffuso in tanti luoghi della blogosfera.
        Ovviamente si tratta di supponenza ed egocentrismo, conditi con la tipica tracotanza di chi si crede migliore solo perché ha gusti diversi.
        Ripeto: c’è ampia scelta tra una marea di libri/film/fumetti diversi, per tematiche, stile, impostazione.
        Continuare a usufruire di ciò che non piace vuol dire farlo per cattiveria.

  • Io sottoscrivo la teoria – molto ben esposta a suo tempo da Mary Gentle, e in generale portata avanti dagli autori di fantascienza della scuola britannica – per cui anche il lettore deve metterci del suo.
    Io scrivo, ma se tu che leggi non ti impegni, non so proprio cosa dirti.
    Aggiungiamo a questo fatto che come autore non ho alcun dovere di spiegare le scelte che ho fatto nella mia narrativa, e di solito qualcuno che arriva a urlarmi le parolacce lo trovo.
    L’attuale ossessione per la standardizzazione delle procedure scrittorie, e per la spiegazione estesa degli eventi nella storia, io la trovo molto “scolastica” – in fondo è a scuola che ti martellano con le regole, e che ti segano se non hai capito di cosa parlava la storia.
    Molti lettori, pur essendosi eletti a critici, non si sono mai affrancati dalla scuola media.

    Se non è chiara, come risposta, magari più tardi la ampliamo.

    • Sì, proprio così. Sottoscrivo in pieno te e Mary Gentle. Ma abbraccio questo gusto del non-spiegato da sempre, perché sempre mi sono divertito a esplorare le cose e a capirle da solo.

      Che poi, l’incomprensibile ci può sempre stare, e utili sono le osservazioni in tal senso, ma non quando il resto del testo viene completamente ignorato perché giudicato fallimentare solo perché manca di spiegazioni non necessarie.