L'Attico

Il personaggio

Ci siamo. Di nuovo domenica. E nuova discussione sui gusti della letteratura, o della non-scrittura.
Prendo spunto dalla mail di un’amica che, non bastassero i complimenti che m’ha fatto in tutti questi mesi, se n’è uscita così: “Secondo me, Hell (il personaggio) sarebbe perfetto per una serie a fumetti.”
Ok, lungi da me negare o avallare quest’ipotesi, anche perché sono anni che non vado troppo dietro ai fumetti e perché sì, è vero che sono un megalomane disgraziato e senza buone maniere, ma non sono ancora arrivato a tali vette di superbia. Non ancora, ripeto…
Ma…
quella frase mi ha dato uno spunto per una nuova riflessione.
La domanda (non l’unica) è: quali sono le qualità che fanno il personaggio?
Tutte le storie ne hanno almeno uno, lo sappiamo. Ci sono protagonisti e antagonisti.
Spesso costoro sono asserviti all’intreccio, alla qualità della storia. Eppure alcuni spiccano più degli altri, e diventano leggenda. Perché?

***

I miei esempi li trovate nel Pantheon, tra quelli elencati sono le figure fittizie, inesistenti se non in ambito cinematografico.
Ash, Jack Burton, Christine sono per me, personaggi perfetti. Da ricordare.
Hanno buone qualità, sì, ma non li definirei positivi. In molte occasioni, nel breve tempo loro concesso, quell’ora e mezza circa di pellicola, si dimostrano opportunisti, egoisti, crudeli, menefreghisti, strafottenti e spacconi. Nella realtà, tipi così li prenderei a calci e non li vorrei avere vicino. Ma nel loro contesto io li adoro.
Costoro, con la loro vitalità e il loro caratteraccio, superano gli stretti limiti imposti da una sceneggiatura che, di solito, presa per ciò che è, analizzata e resa schematica, risulta essere una storiella senza troppe pretese, alle volte una vera e propria fiaba radicalizzata.
Eppure funzionano. Almeno per me, perché, lo so, alcuni di voi non li possono sopportare.
Un personaggio dei fumetti o dei telefilm, visto che entrambi i metodi di narrazione sono strutturati sulla serializzazione, rivelano manie ben evidenti, modo di vestire ripetitivo (nei fumetti indossano una divisa, che può essere anche sempre lo stesso completo a giacca, come per Dylan Dog), schemi mentali pregressi che li portano a primeggiare sugli antagonisti e sugli stessi co-protagonisti (leggasi Gregory House). Schematismo alla millesima potenza. Negativo, dal punto di vista letterario, perché appiattisce la meraviglia. Si sa già che nulla potrà capitare al protagonista, pena la chiusura della testata a fumetti o del telefilm, ma i risultati e il gradimento, quelli ci sono sempre. Proprio perché il personaggio spicca anche sul proprio contesto rendendolo, di fatto, superfluo.

***

Il mio personaggio ideale deve essere scevro da ogni retorica, deve avere un carattere forte, non per forza dominante, ma che risalti nel mucchio. Deve diversificarsi per il modo di pensare; deve essere strafottente, forte, caparbio, inarrendevole. E, soprattutto, deve compiere scelte che, di volta in volta, appaiano razionali, più che dettate dal sentimento. Questo non vuol dire che debba essere solo cinico, freddo e calcolatore, ma che deve evitare di essere schiavo delle emozioni.
Deve allontanarsi dall’archetipo, pur entrandone a far parte, sebbene in sfumature più complesse.
Riallacciandomi alla considerazione iniziale, e considerando ciò che ho scritto e come l’ho scritto, ho dato vita all’immagine di un tizio (Hell) che:

a) ama una sola donna, come un cavaliere medievale (nella finzione epica)

b) veste sempre alla stessa maniera, abbigliamento da montagna

c) usa un solo tipo di arma, il fucile

d) è egoista, egocentrico e opportunista, ma per lei, per proteggerla, si fa massacrare

e) è uno che si ammira, è vero, ma che difficilmente si vorrebbe accanto, come amico

f) ha una morale non immediatamente inquadrabile e forse neppure condivisibile

***

E allora è vero che finora ho scritto un fumetto? Così sembrerebbe. In pratica non ho fatto altro che applicare la mia forma mentis e i miei gusti a una storia letteraria; il trucco è che lì dentro, in Hell, ci sono anche io. Il ché mi porta a considerare che forse i fumetti e i romanzi non sono così distanti dalla realtà come i detrattori sostengono. Non sono proprio stronzate, come vogliono farci credere da sempre.
E voi scrittori, scribacchini e lettori di sorta, gradite di più la storia o un personaggio? E in questo secondo caso, qual è il vostro personaggio preferito? Quali caratteristiche deve avere perché si faccia amare o odiare?
Tell me.

Kick-ass writer, terrific editor, short-tempered human being. Please, DO hesitate to contact me by phone.
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  • Hell, mi hai lasciato un’immagine splendida sul blog. Già solo per questo meriti senza dubbio di diventare un personaggio da fumetto. Anzi, di più 😉

    • Felice che ti sia piaciuta! 😉
      E grazie!

  • Fringe non è male, ma secondo me subisce proprio l’effetto di essere una sorta di X-Files aggiornato e riveduto, per quanto le tematiche toccate siano diverse (ma non antitetiche).

  • Di personaggi “comuni” che diventano eroi o antieroi (non so perché, ma il primo che mi è venuto in mente è il D-FENS di Un giorno di ordinaria follia) in effetti è piena la letteratura, il cinema e i fumetti, forse dopo che qualcuno si è reso conto che l’immedesimazione era un meccanismo più forte dell’ammirazione.

    OT: X-Files non mi ha mai preso. Ma il suo erede del terzo millennio, Fringe, è intrigante assai, specie da quando hanno introdotto la faccenda dell’universo parallelo.
    Se non l’hai mai visto, tenta. 😉

    • Io sono di norma contrario all’immedesimazione spietata. Poi si cade nella logica produttiva all’italiana, che pone il veto su prodotti coi quali risulti difficile identificarsi. E quindi si preferisce dar vita a preti investigatori, carabinieri, mamme single sull’orlo di una crisi di nervi e chi più ne ha più ne metta.
      Quindi sì, identificazione, ma fino a un certo punto.

      Fringe, al contrario di te, all’inizio non mi ha preso per niente. Però, qualche sera fa, facendo zapping, sono capitato proprio nella puntata in cui il protagonista deduce di provenire da un’altra parte…
      Devo dire che l’idea mi è pure familiare, non sto qui a spiegarti il perché, e mi ha intrigato parecchio!

      😉

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    • 11 anni ago

    Hell questa è Sparta!! 😀 ♡♡♡(38)

    • Uhm, non so. Magari lo sarà più tardi. Chi può saperlo? 😡

    • 11 anni ago

    @Hell,Keyem.Ebbene si Mulder e Scully l’hanno fatto visto che il figlio di Scully è di Mulder.(concepito dopo che un virus aveva reso mezzo alieno Mulder)Prima però Scully aveva già partorito una bambina nata in seguitoad esperimenti condotti su di lei dagli scienziati della cospirazione.(i responsabili del rapimento di Scully nella seconda stagione)

    • MITICO VAMPIROLOGO! :mrgreen:

      Eh, sempre avuto un debole per Scully. Quella sì che aveva personalità, nonché un irritante scetticismo del c…
      😆

    • 11 anni ago

    Non è domenica. E’ la solita, imprevista scintilla di follia del tuo blog, caro il mio Hell…. che tanto personaggio non sei, io lo so. 😀
    ♡♡♡ (37)
    ps: se non sbaglio Dana Scully ebbe un figlio dagli alieni??

    • Se non sbaglio è stata rapita, sì… uhm
      :mrgreen:

    • 11 anni ago

    “Anni fa, ad esempio, da buon fan di X-Files (ebbene sì), lessi dei romanzetti ispirati alla serie tv”
    Non sei l’unico.(e intendo sia essere un fan di X-files che averne letto i romanzetti)
    Poi non ho ancora capito come mai ammettere di esserne stato un fan ti renda gradito come un appestato.Va bene che come serie ha avuto un forte calo qualitativo,ma non è mica stato l’unico telefilm a fare una fine simile.

    • Peccati di gioventù… X-Files… 🙄
      Che poi, mi resta ancora un dubbio, ma quei due, Mulder e Scully, hanno fatto sesso alla fine? Qualcuno se lo ricorda?

      LOL

      Si vede proprio che è domenica… 😆

    • 11 anni ago

    Credo di gradire di più la storia negli scritti, e i personaggi nella tv-cinema. Sarà che IL personaggio per essere tale deve essere descritto nei suoi particolari (tic, modi di vestire, di parlare, di muoversi). Sullo schermo rende di più e viene inculcato nello spettatore in modo subliminale (si parte dal presupposto che lo spettatore abbia gli occhi per guardare), senza spaccargli le balle con 15 pagine di descrizioni. Una puntata del Dottor House scritta su carta… mamma mia, roba da crisi narcolettica!

    • Non avrei mai creduto di poterlo scrivere, ma:

      è per questo che esiste lo show don’t tell
      MUHAHAHAHAH! 😀

      Ok, è ufficiale, mi sono fottuto il cervello.
      E comunque, al di là di tutto questo, là si vede l’abilità del narratore. Nel valorizzare sia storia che personaggi.
      Anni fa, ad esempio, da buon fan di X-Files (ebbene sì), lessi dei romanzetti ispirati alla serie tv. Pietosi.
      L’errore comune era voler appunto mostrare ciò che era già noto, perché visto in tv, ovvero le particolarità dei protagonisti, Mulder e Scully, già ampiamente viste in tv. Laddove, invece, a mio avviso il raccontare sarebbe stato più che sufficiente.

      In sostanza, come sempre ci vuole giusta abilità e giusto equilibrio tra le scelte stilistiche.

  • Ottime considerazioni, complimenti!

    Per quel che mi riguarda – dammi del pazzo – negli ultimi anni i personaggi che preferisco sono quelli che rappresentano “l’uomo medio”.
    Il venditore di fotocopiatrici (CIT) che si trova catapultato in un mondo post-atomico, o l’antropologo topo di biblioteca che gioca, suo malgrado, un ruolo importante in una guerra mondiale (nel mio “Prometeo e la guerra”).
    Non so se è una questione d’immedesimazione o di età. Probabilmente di età.
    Non voglio più gli eroi nati per l’azione, ma quelli che l’azione la subiscono loro malgrado.
    Ovviamente non è affatto una regola generale, si capisce 😉

    Secondariamente mi piaccono i personaggi imperfetti, più o meno come li descrivi tu. Alcuni sono davvero validissimi. Come Hell 😉

    Quelli che reggo davvero poco – e che una volta erano i miei preferiti – sono i paraculi tutto action, frasi macho e arti marziali.

    • Grazie! 😀

      Sì, forse è la maturità… per non arrendersi a chiamarla età. 😉
      Capisco cosa vuoi intendere per uomo medio, probabilmente quello che intendo io: una persona normale che si trova coinvolta in determinate circostanze e reagisce. E proprio in quanto tale, ovvero normale, quella persona presenta tutte le naturali contraddizioni in termini che ha chiunque altro.

      Cioè, diciamoci la verità: nessuno nasce eroe o malvagio fatto e finito. Dipende dalle circostanze. E dalla natura duale che ognuno di noi si porta dentro.

      Certo che a sedici anni gradivo tutt’altro tipo di eroi. 😛

    • 11 anni ago

    Di norma sono affascinato da personaggi che riescono a far valere la propria individualità,non necessariamente in modo negativo ma non si fanno assorbire o dominare dalle masse.Mi piace poi che siano individui vissuti,che abbiano un certo bagaglio di esperienze non che invece siano degli sbarbatelli o dei ragazzini.Inoltre anche a me piacciono personaggi che non si lascino dominare dalle emozioni.Diciamo che un mio eventuale Pantheon comprenderebbe personaggi come il Dottore (alieno e viaggiatore spazio temporale protagonista del serial “Doctor Who”),John Constantine (occultista cinico di casa Vertigo),il pistolero Jonah Hex (protagonista dell’omonimo fumetto di casa Dc),Batman,The Shadow e infine Sherlock Holmes.

    • Ecco, ma i tuoi preferiti, ad esempio, personaggi lo sono fin troppo. Mi spiego:
      C’è una frase pronunciata da Al Pacino ne L’Avvocato del Diavolo, che io considero perfetta, nel parlare di personaggi.
      Vado a memoria, più o meno recita così: “Gli altri non devono vedermi arrivare, devo sembrare una nullità. Diresti mai che sono un padrone dell’universo?”. Il suo personaggio si riferiva a sé stesso che, pur essendo anonimo d’aspetto e nei modi, era in realtà a capo di una corporazione mega-galattica con agganci ovunque. Eppure, il tipo di ostinava a prendere la metro pur potendosi spostare in elicottero.

      Ecco, il mio personaggio deve arrivare dal nulla. A vederlo, nessuno lo direbbe mai che è un gran paraculo. E, per di più, lui non fa nulla per dimostrarlo. Ma… quando occorre, succede. E gli altri stanno a guardare chiedendosi cosa hanno perso, durante tutto quel tempo che l’hanno considerato niente di speciale.