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Il mio colore preferito è il blu

by Germano on 31/12/2016

Penso molto al blog, ultimamente, anche se non ci scrivo mai.
Varie ragioni, ma non ve le voglio confessare, è un discorso noioso, non trovate? Un po’ come i discorsi su apertura e chiusura, sulla fine e sull’inizio. Sui bilanci. Che sono cose che qualcun altro ha scritto per noi.
Ci arriveremo tra poco.

In queste settimane di pausa ho letto molto, non solo libri, ma fatti. Ma la decisione di scrivere su queste pagine virtuali l’ho presa ieri sera, a seguito di una giornata ricca di sorprese.
La visione della “scena blu” del Seme della Follia mi è balenata nella mente, immensa nella sua semplicità e potenza.

Sapevi che il mio colore preferito è il blu?

Così dice Sutter Cane. E il mondo intero assume sfumature appartenenti a quel colore. Perché un dio sa modificare le lunghezze d’onda dei nanometri e farci percepire ogni cosa di quel colore. E lasciarci terrorizzare da una semplice sfumatura.

Il mondo lo creiamo noi, con la nostra percezione, anche se, sempre Sutter Cane, ci sussurra:

Penso, quindi esisti

Perché, a volte, il mondo che viviamo ci sembra scritto da altri, gente che vive negli autobus, diretti verso chissà dove, con una minima consapevolezza del reale, a cui qualcuno cambia improvvisamente il colore.
Senza alcuna volontà di approfondimento, o tentativo di usare la ragione per tornare alla gamma originaria dello spettro visibile. Quella varietà chiamata arcobaleno.

FelicityJonesI Bothan.
I Bothan sono una questione seria. Specismo nell’ultimo film di Star Wars. Dove sono i Bothan? Qualcuno ha scritto (facendoci così esistere, cit.) e ha eliminato i Bothan da quella galassia lontana, lontana, che era multiculturale in origine e nelle intenzioni, ma che ora è specista, perché non ci sono gli eroi Bothan a rubare i piani della Morte Nera.
Non ci sono eroi, in verità, che non siano umani.
Noi siamo umani, ma non possiamo più essere eroi.
C’è solo un però:
non ci sono mai stati, quei Bothan. Infatti i Bothan morti e così nostalgicamente rievocati ne Il Ritorno dello Jedi hanno rubato i piani della Seconda Morte Nera, tanto cara all’Imperatore.
Ma all’autore dell’articolo, che è partito sul bus dello specismo che fa rima con razzismo, non interessa.
I Bothan, in quanto specie immaginaria, dovevano essere i protagonisti di Rogue One, anche se nella storia di Star Wars non ci sono mai stati, non in quel momento.
Tutto pur di scrivere la sua teoria distorta. Tutto pur di tingere il mondo di blu.

Ed ecco che immagino Felicity Jones, sull’autobus, seduta dall’altro lato, rispetto a Sam Neill, con accanto JJ Abrams, o chi per lui, che le sussurra, sorridendo: “Sai qual è la mia specie preferita? I Bothan…”, e un’inquadratura dopo la vediamo col volto felino, ricoperta di pelo.

E poi, c’è Amazon, e la storia dei cinquecentomila cassieri.
Sì, perché Amazon è Sutter Cane, o una sua incarnazione. È quella malvagia megacorporazione che automatizza i procedimenti noiosi, tipo passare la merce allo scanner alla cassa e pagare, e in tal modo, esattamente come quel malvagio Sutter Abrams, determina la scomparsa di tutti i cassieri, che fanno la fine dei Bothan, e la rovina istantanea delle loro famiglie.
“Sai che il mio lavoro preferito è il cassiere?”, disse Sutter Cane…

SamSembra che il 2016 sia diventato il trionfo dei concetti e delle paure assolutistiche. Tanto più assoluto è un concetto, tanto più diventa vero, reale, immediato.
Peccato che, di reale, in questa faccenda, non c’è nulla, se non la paura…

E ancora una volta, nel definire l’orrore, mi viene in mente la scena del bus blu (sì, lasciamo perdere l’ossicodone di Jim Morrison), di John Trent e di Sutter Cane.

John Trent è l’essere umano tipo, di oggi. Solo che è stato scritto (cosa che rende l’intera faccenda inquietante, dato che Cane scrive e voi siete, immancabilmente…) tanti anni fa.
È l’anti-eroe.
Sprezzante di tutto e tutti.
Per il quale la storia è uno scomodo e inutile bagaglio: “È merda vecchia”.
Per il quale “prima scompaiamo da questo pianeta, meglio è”.
Che subisce la realtà, anziché tentare di cambiarla.

Non ditemi che non rilevate anche voi delle assonanze col tipico modus vivendi attuale.
Questo disprezzo per la storia e, intrinsecamente, per la specie umana, ovvero per noi stessi, è proprio ciò che consente a Sutter Cane di scrivere e cambiare la nostra realtà. Permettendoci di esistere, è vero, ma decidendo lui il colore.

Carrie

Ciao, Carrie…

C’è un altro però, però.
Il però è che il messaggio intrinseco di Carpenter nel Seme della Follia è rimasto sepolto dietro quelle scene magnifiche.
Non è l’orrore scritto, l’opera d’arte, a condizionare la realtà, non è Sutter Cane. Perché l’arte e tutto ciò che è umano è espressione della stessa natura umana, e non viceversa.
Il dolore non lo fanno le vittime delle guerre, o i morti famosi. Il dolore è nostro, così come la sua perdita.
Non è la natura umana determinata da ciò che legge, guarda, fa. Non è la violenza dei videogiochi a esplicitare la nostra violenza. La violenza è nostra, così come il potere di cambiare il colore della nostra realtà.

Se usiamo il nostro potere per trovare lo specismo in Rogue One, lo troveremo.
Se usiamo il nostro potere per far perdere il posto a cinquecentomila cassieri, nella nostra testa saranno già licenziati.
E proseguiremo, felici, sul nostro bus, col colore che qualcun altro avrà stabilito per noi. Quel qualcun altro, che siamo noi stessi.

Meglio cambiare colore.

Ci vediamo nel 2017.

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