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Hell Graeco e l’e-reader maledetto

by Germano on 04/01/2012
Book and Negative
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Squilla il telefono. È nuovo e sono giorni di festa. Non ci sono abituato. Che ore sono?
Nella stanza c’è penombra e aria consumata. Guardo verso la finestra, è giorno. Cazzo.
Alzo la cornetta.
«Ehi, guarda che mi devi accompagnare a comprare il nuovo stenditoio! Ancora a letto stai?»
«Mamma… sì, be’ ecco…»
Richiudo.
Mi alzo, urto il fianco contro la sedia accanto al letto. Impreco. Accendo il modem e barcollo fino in cucina. Caffè e merendina. La colazione dei campioni.
Torno in camera. Accendo il pc e il cellulare. Uso un surrogato di star tac, quando il resto del mondo va avanti con gli smartphone. Vado pazzo per il Capitano Kirk. E questa cosa non me la toglieranno mai.
Subito online. Due chiacchiere con gli amici della Base, vogliono farmi comprare un e-reader. Sì, perché, mi pare giusto, io gli eBook li scrivo, magari potrei anche pensare di leggerne qualcuno…
Mi convinco da solo. Saluti baci e abbracci, devo uscire. Un quore (con la “q”) a Lucia.
La colpa, però, è tutta di Marco.
Arriva un messaggio: Ciao, che fai?
È Stella. Rispondo: Fingo di essere un uomo impegnato. E sto andando a comprare un e-reader. Esci con me?
Ho scritto un tema, come al solito.
Uno squillo, equivale a un singolo impulso sonar. Stella ha studiato dal Professor Ramius. È un sì.
Il telefono di casa si rianima, tutto incazzato già dalla suoneria. Sempre mia madre.
«Allora?»
«Niente, Ma’, è caduta la linea. Comunque stamattina non posso proprio. Devo uscire per comprare un e-reader.»
«Un che?»
«Un e-reader, Ma’, un apparecchio per leggere libri.»
«Ah… perché, hai problemi agli occhi?»
Immagino un panorama desertico, una cascina abbandonata, un cactus e tante rocce, e un cespuglio che rotola, spostato dal vento secco…

Stella inforca i suoi occhiali di tartaruga. Non è una naturalista. Con tutto il deodorante spray che s’è messa, ha devastato il buco dell’ozono. È bella, con quella ciocca bionda che le taglia il viso di sghembo, ficcata tra faccia e montatura.
«Non ti dà fastidio?»
«Cosa?» fa lei, avvicinandosi per darmi un bacetto sulle labbra. Si allontana subito dopo.
«No… niente.» scocco un bacio rivolto all’aria. C’è umido. Scirocco del cazzo.
Il portiere di casa mia fa la faccia compiaciuta dal gabbiotto. Paonazzo, già al mattino. Ma, ehi, lui è astemio.
Stella ficca un braccio sotto al mio. Si appende.
È leggera, profuma di more.
«Poi andiamo allo chalet?» domanda.
«No, poi mi metto a leggere. E anche a scrivere, forse. E poi lì intorno, allo chalet, sono sepolti i demoni sumeri, ricordi?»
«Uffa. Demoni cattivi.» Si imbroncia. Fa le rughe intorno alla bocca. E gli stivali un pulsare ritmico, sul marciapiede. Il sole è pallido, i marciapiedi bagnati e scivolosi.
La rivendita per pc, a due isolati da casa mia. Il titolare al pc, dove altro avrebbe potuto essere? La moglie nel retrobottega, sempre al pc.
«Dov’è tuo figlio?» chiedo.
«Da un amico, stanno provando il nuovo pc. Che ti serve?»
«Un e-reader.»
«Un che?»
«Un e-reader.»
«Ah… e che te ne fai?»
«Be’, per leggere.»
Stella ridacchia alle spalle. Poi si distrae con qualche cosa. «Uh, che bello!» la sento esclamare.
Il tipo la guarda un po’ troppo, poi torna ad armeggiare col pc.
«Vuoi un tablet, giusto?»
«No, voglio un e-reader. Il tablet ha lo schermo retro-illuminato. Stanca gli occhi.»
«Ah… ma non sono dei file, gli eBook? Non li puoi aprire col pc?»
«Sì, ma voglio l’e-reader.»
«E perché, costa pure assai! Duecento euro.»
«Eh.»
«Comunque, qua non ne vedo, nel catalogo. Mi informo, magari.»
«Sì, informati.»
Afferro Stella per il cappotto. «Ehi!» protesta.

La trascino per un altro isolato. C’è un negozio di elettronica all’angolo. Entriamo. Due bionde sciupate dietro il bancone, due clienti stanchi davanti, con in mano due smartphone, impegnati a farci scivolare sopra le dita. Uno non riesce ad afferrare le icone. Impreca sotto lo sguardo di commiserazione della tipa del negozio.
«Che le serve?» domanda la bionda più giovane.
«Salve, vorrei un e-reader.»
«Un che?»
«Un e-reader. Un apparecchio per leggere i libri in formato digitale.»
«Ah, sì!» interviene l’altra. «L’ibuk! Quello vuoi?»
«Proprio quello.»
«Ok!» esclama. Poi, rivolgendosi alla collega: «Prendi il tablet.»
Stella ricomincia a ridacchiare.
La commessa mi propone due modelli di tablet, un galaxy e un’altra cosa della quale rinuncio subito a leggere la marca.
«Sì, ecco, ma… vede, il tablet ha il display retro-illuminato. Stanca la vista. Vorrei un e-reader.»
Interviene di nuovo l’altra: «Ah! Proprio l’ibuk, vuoi? Mi spiace, non ce l’ho.»
Ormai Stella ride.

Ci sediamo al tavolino del bar che ancora non ha smesso. Dopo altri tre tentativi di voglio un e-reader e un che? Non ce l’ho come risposta.
«Cazzo!»
«Eh, già. Però consolati, riuscirai ad andare in Irlanda» fa, impegnata a mettere zucchero nell’espressino. Tre cucchiaini e mezzo. Non è neppure salutista, Stella.
Potrei chiederle persino di darmi dello zucchero, qui, davanti a tutti. Sghignazzo.
Lo beve in tre sorsate. «Sei di buon umore? Ti va una sigaretta?»
«Sì. E no.»
«Mi porti allo chalet, adesso?»
«Prima passo da casa a prendere il portatile e un paio di libri. Romanzi scritti da due amici, te ne ho parlato?»
«Andiamo oggi pomeriggio, va. Così ho tempo di fare un salutino ai miei. Scrocco anche il pranzo, magari. Passo verso le quattro. Porto il registratore?»
«Per far cosa?»
«Sveglia! Per evocare i demoni, no?»
Sorrido.
Si alza e mi dà un bacetto. La osservo ancheggiare finché non si perde nella folla.
Mi stiracchio contro la spalliera della sedia di ferro satinata. Sbadiglio. Un raggio di sole mi accarezza la fronte, caldo.
Voglio ancora un cazzo di e-reader. Nel frattempo, torno a casa.

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