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Due parole sulla rete

by Germano on 07/01/2014
Book and Negative
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freedom

Quest’articolo lo scrivo perché mi considero, ormai a ragion veduta, parte attiva della rete. Membro della comunità.

La domanda è sempre la stessa. Ma la gente fa finta di non vedere, o è proprio cecata di suo? (passatemi il termine “cecata”, che non sarà corretto, ma ci sta tutto).

A proposito degli insulti a Bersani, ovviamente, e del codazzo di polemiche e invocazioni di roghi ai rei di lesa maestà.

E chiariamo subito un punto: io sono da sempre contrario a qualunque forma di insulto.

Quindi non tollero gli insulti a Bersani, così come non li tollero nei confronti di nessuno.

Ho sempre mantenuto un distacco da ogni corrente, politica o non. Sono super partes. Non per opportunismo, perché lo sono davvero.

Non è una frase fatta, questo blog (e la mia attività in rete) è testimonianza di ciò che dico: non contiene, in oltre mille articoli e migliaia di commenti, alcun insulto personale. Tanto meno auguri di morte.

Ma con questo post voglio far notare (non a voi che in rete ci vivete quanto me, piuttosto ai signori benpensanti che si scandalizzano) che il problema insulto libero (con augurio di morte incorporato, o peggio), non è dell’altro ieri.

La rete, in questo senso, è sempre stata un posto selvaggio. Perché non è mai stata regolamentata. È nata, guardata con disprezzo dai sapienti dell’epoca (uguali a quelli di ogni epoca), che subito hanno pensato “E a che serve questa cosa inutile?”, e lasciata libera di crescere senza controllo.

Salvo poi accorgersi, quegli stessi sapienti, che forse era il caso di fare qualche cosa.

Ovvero poco e niente.

Perché, oggettivamente, come si fa a fermare milioni di siti internet sparsi in tutto il mondo? È impossibile.

E non fraintendete, a me la rete piace così com’è. Libera e anarchica.

Il punto è che, per la sua stessa natura, essa è uno strumento pericolosissimo.

Il fatto capitato a Bersani ha avuto tale risonanza perché

a) gli italiani vivono di polemiche inutili. E più sono inutili e sciocche, più sono sentite. È lo specchio della nazione.
Il nostro vanto, l’unico di cui ci piace parlare, perché i problemi fanno davvero paura e preferiamo ignorarli, è la polemica cretina. Una vergogna.

b) ha toccato una persona famosa.

Non dico niente di nuovo, se lo stesso insulto fosse stato fatto a Michele Colacioppo (nome di fantasia preso da Parenti Serpenti di Monicelli), un perfetto signor nessuno, nessuno avrebbe avuto nulla da dire, e la maleducazione sarebbe continuata indisturbata, mascherata da libertà di parola.

Ma stavolta va a toccare un esponente politico in un delicato momento politico come questo. E in un delicato momento per la salute del suddetto. E allora che succede? Ci si marcia. La si amplifica, la si prende a esempio, la si manipola anche. Sì, la si manipola.

L’umanità è sempre uguale a se stessa. Sempre pronta a scandalizzarsi per cose che conosce già benissimo.

Siamo strane creature. Un po’ ridicole, in effetti.

Fatevi un giro nella sezione commenti di YouTube, e fate, se avete tempo da perdere, un calcolo statistico di quanti auguri di morte ci sono. Dedicati a chiunque, in tutte le lingue del mondo. Urlati, che so, perché a un tizio piace di più Lady GaGa e diprezza Miley Cyrus, allora è meritevole di morire. Glielo si augura.

E via dicendo.

Alla gente, soprattutto ai miserabili, piace insultare.

Anche questo è un dato di fatto.

Si divertono così.

liberal

E la colpa di chi è? Delle istituzioni, della scuola, della famiglia?

Forse è solo colpa loro. Ché sono dei maleducati mossi da istinto, più che da ragione. E da ignoranza condita con cattivissimo gusto.

Molti infatti non sanno che:

a) in rete non esiste l’anonimato. E se uno vuole farvi causa, lo può fare quando vuole. Esistono gli strumenti per risalire all’identità di chiunque.

b) insultare è un reato, ed è punibile secondo la legge. Es: dire a *nome a piacere* che è un cretino, ci espone a una possibile causa legale, e a pagare sanzioni pecuniarie molto salate.

Il problema è che a causa di questi personaggi, i governi poi s’incazzano e minacciano leggi-bavaglio.

E la cosa non mi va giù.

Rinunciare alla libertà di esprimermi, perché alcuni non riescono a tenere la bocca chiusa (o le dita lontane dalla tastiera), e passano ore della propria vita a insultare il prossimo non mi va giù. Proprio per niente.

Qualche mese fa ho aderito all’Internet Defense League, perché mi considero parte attiva, ormai da anni, della rete, e voglio difenderla, dalle dittature e soprattutto da se stessa.

Non mi sembrava di aver fatto una grande cosa, non fino ad oggi.

Oggi c’è da combattere. I nemici aumentano, spuntano da tutti i lati. Quindi è uno stato di guerra. Che s’aggrava, a mio avviso, a causa delle pessime condizioni economiche. La mancanza di soldi o lavoro fa girare le palle alle persone. E queste si sfogano come possono, ovvero twittando al vip di turno, scrivendogli che è un coglione e deve crepare tra atroci tormenti.
La loro condizione economica non migliorerà, e neppure il loro umore. Ma lo si fa ormai quasi come un passatempo.

Che è la cosa più tragica di tutte, percepire come normale uno stato di cose che di normale non ha nulla (ovvero: non è normale trascorrere giornate al PC e insultare il prossimo. Non lo è, affatto.).

Tempi che corrono. Non è implicito che debbano piacerci per forza. Ma, come si dice, uno non se le sceglie mica, ‘ste cose. Accadono e basta, perché quelli venuti prima non le hanno previste.

Sta a noi porre un freno, quindi. Forse riusciamo a fare la differenza, che dite? Magari cominciando a guardare ogni tipo di insulto, non solo quelli a Bersani, e a smettere di far finta di nulla. O peggio ancora, considerarla libertà di parola.
Ecco, sarebbe un buon inizio.

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