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Ciò che facciamo in vita

by Germano on 25/11/2013
Book and Negative
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La realtà ci viene addosso in pillole

La realtà ci viene addosso in pillole (dipinto di Anthony Freda)

…riecheggia nell’eternità.

Sì, stamattina ho questa frase in testa.
Avrei anche un film di cui parlare, ma siccome è del 2005, non interesserà a nessuno: ormai la rete impazzisce se e solo se si parla di film della Marvel, o di Stallone e Schwarzenegger. Quindi il cinema m’è venuto a noia bestiale.

D’altro canto, non posso guardare nemmeno la TV, dove impazza(isce) Masterpiece.
Ma le cose che facciamo in vita riecheggiano, no? E dunque, da cittadino della rete, mi è stato impossibile evitare di venire a conoscenza delle ennesime cannonate sparate da Andrea De Carlo contro la dignità del fantastico in letteratura.

Un tempo pensavo che ignorare certe dichiarazioni fosse una strategia saggia. Ma ora non lo penso più, come dice il Capitano Picard:

The line must be drawn here! This far, no further!

Perché il silenzio, a volte, sa di accondiscendenza. E al contrario, se c’è una minima possibilità che chi di dovere legga quest’articolo, il messaggio deve essere diffuso. Si deve sapere che c’è chi la pensa diversamente, e che la nostra voce è forte!

Ma veniamo ai fatti.

Riassumendo, per De Carlo, se bene ho inteso il de carlo-pensiero, il fantastico è robetta che sminuisce le aspirazioni letterarie. Chi scrive fantastico si “butta via”.

La letteratura non può attingere al fantastico. E la narrativa fantastica è roba da fessacchiotti che non saranno mai presi sul serio, finché non cambieranno registro.

Tranne se scrivete dell’elefante di Annibale. In quel caso sì, va bene.

Il che, se tanto mi dà tanto, è specchio di come la scrittura venga intesa in Italia. E non è da l’altro ieri. Si va avanti così da almeno un cinquantennio, forse di più.

Affermazione che equivale a negare una parte importante della produzione artistica mondiale. Non so, tanto per dirne una il lavoro (molto discusso, anche da me, con pareri antitetici) di un professore inglese, a base di hobbit, orchi e anelli del potere.

metropolis

Secondo questa logica…

King è un povero coglione che “si butta via”.

Blade Runner è un film per bambocci che rifuggono la vita reale. Ché, mio caro Philip Kindred Dick, tu che ti drogavi eri perfetto per Masterpiece, ma dovevi scrivere di te stesso e della tua droga (come peraltro hai fatto), non di mondi alternativi e fantascienza. Poi il filmone dal tuo libro non l’avrebbe diretto Scott, ma Fellini, e sarebbe stato meglio. La fantascienza è merda, non sarà mai letteratura.

E prima di te: Metropolis. Caro Fritz, ma come t’è venuto in testa di scrivere di un mondo di schiavi e di un’androide femmina? Che sono ‘ste cazzate?

In tutta sincerità, quest’assunto (coniato chissà da chi) che se non si scrive di ciò che si conosce o di se stessi non si fa letteratura è un’enorme sciocchezzuola. La cosa si definisce da sé, e con diversi sostantivi, se si ha un minimo di senso critico. Non occorre aver studiato letteratura, per capirlo.

Ma ciò che urta, in questo frangente, è rendersi conto che il modo in cui in Italia il fantastico viene percepito e trattato equivale a premere il tasto dello sciacquone. Il fantastico è merda che deve finire nella fogna. E se non ci finisce subito, si chiama l’idraulico per spurgare.

Inutile dire che posizioni come quella del signor De Carlo legittimano l’esistenza di questo blog e dei posti simili a questo.
Santificano strumenti come il self-publishing, l’unico mezzo per sottrarsi e opporsi alla tirannia degli uomini malvagi (cit.).
Siamo tutti pastori di pecorelle smarrite, o forse siamo noi, gli uomini malvagi, che non ci arrendiamo al governo buono e giusto dei pii.
Se prima ci chiedevamo quale fosse il nostro scopo, che senso avessero i nostri articoli, ora lo sappiamo: siamo la resistenza.

Non dico di essere John Connor, sarebbe troppo facile. Ma un poco mi ci sento.

A dopo va, col film del 2005. Un film sul fantastico, così, tanto per rompere i maroni alla Direzione (cit.).

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