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Chiacchiere letterarie (revisited) e Libertà d’Opinione…

by Germano on 21/09/2009
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Be’, chiamarle solo chiacchiere mi sembrava riduttivo. Anche perché, gira e rigira, si è sempre lì, a sparlare su ciò che ci piace. E quello che ci piace è, giocoforza, importante.
Quello per cui vado pazzo sono le storie. Raccontatemi una bella storia e mi farete felice, che sia su un supporto cartaceo, su un rotolo di papiro, su un lettore di ebook, su Divx, etc… è la storia che conta.
Situazioni intriganti e personaggi ben caratterizzati. Non chiedo altro.
Parlando con un aspirante scrittore, anni fa, mi si rimproverava il fatto di tenere troppo alle mie idee, per la solita, spinosa e viscida questione dei diritti d’autore. Mi si faceva osservare che le idee appartengono a tutti e che non ha senso parlare di diritti d’autore per quelle. Al massimo si può difendere il modo originale in cui le stesse sono state utilizzate, ma non la loro genesi… Mmmhh, su questo punto non ho ancora le idee molto chiare. L’unica cosa che mi seccherebbe, nel caso in cui mi ciulassero un’idea di successo, è che ci sarebbe uno stronzo in più che si arricchirebbe al posto mio. Credo darebbe fastidio a tutti. Per ciò che concerne il furto della paternità dell’opera, mah… non lo so. A contare sono i soldi, o no? E’ meglio avere cento milioni di euro sul conto in banca o il tuo nome nei titoli di coda dell’ennesima serie tv di successo ed essere un morto di fame?
Difendere quindi le proprie storie dai ladri, ma da chi altri? Dai critici? No.
Non mi danno fastidio le critiche perché non sono costretto a leggerle. Le critiche aiutano e sono costruttive? Sì? E no. Esistono i critici petulanti, con una spina infilata nel sedere e quelli che sorvolano, senza starsi troppo a preoccupare. Anche le mogli sono così. E quando capiterà, saprete immediatamente con quale critico o con quale moglie avete a che fare…
In effetti da qualche tempo sto sperimentando quanto possa essere frainteso il linguaggio scritto. D’un tratto capisco la necessità di tutte quelle scene che si vedono nei film, in cui il tizio A dice al tizio B: “Dobbiamo parlarne di persona!”.
La scrittura manca di intonazione, per quanto sostenuta dalla punteggiatura. Si presta, per questo motivo, ad ogni sorta di fraintendimento. Sì dà l’impressione di essere un dittatore quando si è solo un clown (e che clown!) o un giullare. E’ questo quello che succede, credetemi.
Voglio annientare i critici letterari e togliere loro la libertà di parola? Voglio zittire i blogger che commentano – spesso – sparando cazzate a più non posso? Non nego che mi piacerebbe un po’ di sano e rilassante silenzio, che sogno un mondo in cui la critica letteraria non esista e in cui le lettere scorazzino libere e felici dovunque vogliano senza essere rinchiuse nei libri. Ma questo mondo è un’Utopia. E la critica letteraria… be’, la critica letteraria è stata inventata il giorno dopo che è stata scritta la prima epigrafe. C’era gente che rompeva i coglioni sullo stile anche agli scalpellini del faraone! Cioè, la critica è una roba troppo più grossa e vecchia di me perché io riesca ad annientarla! Posso dire, per quello che mi compete, che, in linea di massima, alcuni critici stanno scrivendo cazzate. E, riguardo a questo, è estremamente stupido e superfluo stare sempre a ribadire che trattasi della mia opinione.
Io non ho mai tollerato l’arroganza e la faziosità. Questo è tutto.
Vi piacciono le nostre giovani autrici di genere fantasy? Vi piace… ugh… Stephenie Meyer? Siete i benvenuti qui. Nessuno vi prenderà mai per il culo se scriverete: “A me Twilight m’è piaciuto…”. Godetevelo.
Vi piacciono i manuali di scrittura? Leggeteveli. Vi dirò, probabilmente qualcuno ne ricaverà anche qualcosa di buono. Il calcolo delle probabilità vi dà ragione. Per il sottoscritto, i manuali non servono a nulla, lo sapete, al pari dei corsi di scrittura creativa…
E, stesso discorso, certamente non muoverò guerra alle case editrici se decidono di pubblicare Tizio e non Caio che è certamente più bravo. Non me ne frega un ca**o se lo fanno oppure no. Non me ne frega un ca**o se, così facendo, mi stanno imbrogliando e non me ne frega un ca**o se, col mio cosciente silenzio, contribuisco alla gigantesca truffa. E non me ne frega un ca**o se c’è gente che, a ragione o a torto, sostiene esattamente il contrario di ciò che ho detto. Questa è la libertà d’opinione. La libertà di poter dire: “Non me ne frega un ca**o!”.

Lo zio di Evangeline Lilly, noto critico letterario, si esprime così dopo aver letto i miei articoli

Lo zio di Evangeline Lilly, noto critico letterario, esercita la sua libertà d'opinione dopo aver letto i miei articoli

Per l’appunto. Oggi inizierò a guardare la III serie di Enterprise e so già che non mi piacerà… le hanno cambiato la parrucca e appuntito le sopracciglia. Queste sono cose che non si fanno

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