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Beyond 2000

by Germano on 14/05/2012
Book and Negative
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Britney Spears nel video Oops I did It again, una delle hit musicali del 2000

Ieri guardavo un film sui nazisti magici, quelli che risorgono, non si sa come recuperano le uniformi, e si mettono a massacrare e a fare tanta paura con la svastica, Outpost 2.
Non vado pazzo per il genere, l’ho ribadito più volte. Questa convinzione che il male debba essere incarnato nel cappotto di pelle nero, e che debba al cinema suscitare più orrore, attraverso il sovrannaturale, di quanto ne abbiano suscitato nella realtà le SS, si basa su presupposti gracili (no, non è una citazione. Adesso non è che Hulk e Whedon si sono impadroniti dell’aggettivo). Comunque, si arriva anche stavolta nel bunker, in quel bunker, e ci si addormenta.
Ebbene sì. Ma il discorso non è questo. Piuttosto, ieri notte mi sono accorto che siamo al 2012. Sì, potete anche ridere, ma è uno di quei momenti che capita a tutti: l’attimo di lucidità. E che Outpost è un film del 2012, dove i nazisti sono diventati avanspettacolo.
Mi spiego, sono passati ben dodici anni dal duemila, l’anno in cui credevo, credevamo un po’ tutti, sarebbero cambiate le cose.
Nel duemila avrei dovuto essere laureato, magari stare iniziando una carriera. Internet era un lusso, ancora. E personalmente ridevo a quelle dichiarazioni di chi era pazzo e lungimirante da ipotizzare che l’adsl sarebbe entrato nelle case di tutti, insieme ai personal computer. Ora, senza connessione mi sento perduto.
E poi, ovviamente, c’era il cinema.

***

Quella passione che non mi lasciava mai, anche se mi sentivo un po’ in colpa perché, al cinema elevato, o che mi avevano indotto a credere tale, quello che è “maestro di vita”, io preferivo il fantastico, quello fatto da “lascia perdere queste sciocchezze e concentrati sulle cose serie”. Che credete, che certe polemiche siano nate adesso? È così da sempre.
Nel 2000 si aspettava quella rivoluzione della CGI che aveva impedito a James Cameron di realizzare il suo Spider-Man. Lui aveva sdoganato il morphing, aveva oltrepassato quella soglia, poi consacrata con Titanic, che voleva la tecnologia al servizio della storia e non unicamente funzionale all’elemento di genere, il fantastico in particolare, ma a qualunque storia, anche drammatica. Gli effetti speciali dovevano diventare parte integrante di qualunque set. Un metodo di fare film che avrebbe spostato luogo e competenze. Le cosiddette maestranze avrebbero dovuto masticare byte, più che cartapesta e artigianato. Ah, l’odore del poliuretano espanso!
Dodici anni dopo, la CGI è diventata non il mezzo, ma la scusa per fare il cinema.
Ci hanno dato in pasto di tutto, col risultato che, adesso, siamo fortunati se riusciamo a vedere qualcosa di decente ogni cento film.
Sì, ok, The Avengers e bla bla bla. E poi c’è Chronicle che comunque…
Avete ragione, ma anche no.
Io però vi sfido a ricordare, senza consultare le banche dati, un film che vi sia davvero piaciuto negli ultimi dodici anni.

***

A me ne vengono in mente due, e sono tutti lontani nel tempo. Li vidi entrambi al cinema e contengono chi niente, chi pochi effetti speciali, ma eccezionali: Eyes Wide Shut e Magnolia. Due film con Tom Cruise, guardate come stiamo messi. C’è da rifletterci.
Se dovessi andare più indietro nel tempo, allora i titoli memorabili aumentano. Ma ho serie difficoltà a citare titoli più attuali. Casualità, certo. O magari ricordi particolari legati al periodo. O semplicemente buoni film.
L’ultimo Kubrick, Eyes Wide Shut. Correvano voci incontrollabili durante la sua apocalittica realizzazione: che Tom Cruise avesse imparato a recitare.
Che Kubrick sul set fosse un tiranno, che schiaffeggiasse Nicole Kidman. Che fosse entrato in andropausa e volesse divertirsi a riprendere le donnine nude. Che fosse incompleto.
Un film d’atmosfera, con la colonna sonora ancora grezza, o forse volutamente agra, su note di pianoforte singole, ripetute, ossessive. Nudi che sembrano quadri. Freddi e alieni. Puro fatto estetico. Cinema classico, con una New York ricostruita in Inghilterra, perché Kubrick era l’ultimo pazzo a pretendere e ottenere che si desse ascolto alle sue ossessioni. Ecco, tutto questo girava intorno al film, prima. E non è che Kubrick fosse un grandissimo pubblicitario, bastava il suo nome, e le storie legate al suo caratteraccio.
Magnolia di Anderson. E, quando lo vidi al cinema, chi lo sapeva che il regista aveva sei anni appena più di me?Ventinove anni e una padronanza mostruosa. Film corale, su destini intrecciati in una notte di tempesta seguita, la mattina dopo, da una pioggia di rane. Apocalittica. Ricordo ancora quelle rane enormi che si spiaccinano sull’asfalto, sui parabrezza, facendo poltiglia verdastra. Il trionfo del caos. Effetto speciale. O centinaia di rane sacrificate all’arte? Boh… polemiche.

***

Ma fu uno di quei momenti che se ne fotte delle lacrime nella pioggia e resta lì, impresso.
Ecco, il cinema del 2000 fu tutt’altro, rispetto a quella rivoluzione che si auspicava solo pochi anni prima. C’era ancora il mondo antico, quello in procinto di interconnettersi credendo che avrebbe trovato le pepite d’oro nel Klondike. Invece abbiamo trovato, prima di tutto, la globalizzazione del gusto truzzo e dell’idiozia conclamata.
Ora il cinema è fatto a misura d’attesa per lo spettatore medio. Uscire al cinema, adesso, nel 2012, con una roba come Eyes Wide Shut o Magnolia significa il suicidio professionale. Perché se ancora dodici anni fa, il mestiere lo faceva anche il carattere, ora è solo tornaconto. E se non è così, questa almeno è l’impressione che dà.
L’autore è imbrigliato dal riscontro del pubblico che, di contro, vuole assistere a cose che non lo mettano in difficoltà. Non vuole pensare. Vuole i generi, tracciati dentro confini rassicuranti. Vuole sviluppi prevedibili. Non vuole essere sorpreso. Vuole che i nazisti siano sagome, marionette sghignazzanti, quando in realtà erano dolorosamente e follemente reali.
L’illusione della sicurezza, si sarebbe detto un tempo.
Il cinema del 2000 è diventato calcolo e statistica. Con la consequenziale distorsione che vuole subito incoronati prodotti che, dieci anni fa sarebbero stati nella media, come capolavori perché osano valicare quel mondo piccolo nel quale ci siamo rinchiusi noi stessi, fatto di stupide convinzioni.
Questo è ciò che siamo diventati. E io che m’immaginavo viaggi su Marte, cinema a esperienza reale, creatività a pacchi, sto qui a sorbirmi capolavori a pacchi, che in realtà sono “pacchi” di capolavori, col risultato di sentirmi un alieno.
Per non parlare di quello che è capitato alla musica…

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