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Come uno Spomenik

by Germano on 05/11/2018

Se non sbaglio, era Charles Bukowski che diceva che per scrivere bisogna aver vissuto.
Nel senso che la scrittura non l’aiuta il predisporre uno studio perfetto, una scrivania, un computer e tutta una serie di accessori adeguati allo scopo. Quello è il miglior modo per non scrivere.
Di contro, basta un foglio e una penna.
O un blog. Come questo.

Alla volontà di scrivere, poi, s’aggiunge il carico che la vita ti mette di traverso: sfighe, bollette, mal di testa, di denti, seccatori assortiti, vampiri psichici.
Un inferno. Spesso peggiorato dalla personalità dello scrivente. C’è chi certe cose se le lascia scorrere addosso avvertendo tutt’al più un lievissimo senso di fastidio, c’è chi ci resta, là sotto, sotto le intemperie. E perde di vista lo scopo ultimo, restando un monumento sotto la pioggia.

Come uno Spomenik.
Maestoso, ma vuoto.

Oggi m’è capitato tra le mani un articolo interessante sul brutalismo, che è, riassumendo, quella corrente architettonica recente (della seconda metà del XX secolo) che ha adottato il calcestruzzo e il cemento armato quali materiali allo stesso tempo di comodo e di rottura.
Dobbiamo ricordare l’epoca: gli anni Sessanta, in cui il concetto stesso di “rottura” era fascinoso.
In quegli anni, che poi sono stati gli anni della giovinezza dei miei genitori, era tutto così tremendamente ribelle e affascinante…
Cemento armato, quindi. Tale materiale ha liberato l’architettura dalle forme regolari e ha dato corpo all’astrazione.
Gli edifici brutalisti sono spogli, ma esteticamente magnifici, almeno per alcuni, proprio nella loro, brutale, essenzialità.

Peccato che abbiano la morte dentro. L’armatura di ferro si corrode col passare degli anni e ne compromette la staticità.

Ciò nonostante, nonostante “la morte dentro”, gli Spomenik sono una delle cose che più mi affascina. Da quando li ho conosciuti, per caso.

I monumenti di Tito, padrone dell’ex-Jugoslavia, concepiti (e realizzati) con lo scopo dichiarato di superare le diversità culturali della nazione ormai unificata, superare il passato stesso, così atroce e turbolento, per dare vita, tramite una serie di concetti astratti – che tuttavia avevano preso forma – al futuro. Un futuro di serenità, un futuro che, essendosi abbeverato con l’acqua del Lete, avrebbe potuto essere scevro di mai sopiti rancori e, in qualche modo, luminoso, sotto una stella rossa benevolente.

Questo, nelle intenzioni. Le intenzioni sono sempre buone, come quando si allestisce uno studio per scrivere e non ci si accontenta di carta e penna… O di un blog.

Non tutti gli Spomenik sono di cemento armato, alcuni sono stati costruiti in acciaio, o ferro, o altro materiale post-industriale, e molti di loro sono stati distrutti da quella stessa popolazione che no, non aveva dimenticato alcunché del passato, o forse aveva finto di bere dal Lete. E che, in ogni caso, aveva percepito, nella presenza di questi massicci monumenti un’offesa alla memoria, e li aveva presi a martellate.

Ali, virus, fiori, cristalli. Configurazioni astratte che rappresentavano la cancellazione dell’identità.
Vecchia storia. Altrove, s’era pensato di bruciare i libri.

Però, gli Spomenik più grandi, o più fuorimano, sono ancora qui, hanno resistito: sparpagliati nel territorio dell’ex-Jugoslavia. Privati del significato, ora sono solo pura forma.
Hanno perso di vista il loro scopo ultimo, proprio come questo blog.
Esiste ancora, ma è solo forma.

Gli Spomenik sono simboli vuoti, idoli, che aspettano di essere di nuovo adorati, colmati di qualche nuova percezione, o bisogno.
Ed ecco perché siamo qui.
Per dare nuovo significato a questo posto. Ancora una volta.

L’idea è tornare. Ma non è esatto, in quanto sono già tornato, ragion per cui l’idea è stata già superata. Il tentativo, le intenzioni, lo scopo ultimo è restarci, avendo accettato, per l’ennesima volta, il cambiamento.
La mia amica Lucia, qualche tempo fa, scrisse che la natura di questo posto (di B/N) è la sua mutevolezza. Non è mai stato uguale a se stesso, fin dall’apertura, tant’è che si potrebbe azzardare l’ipotesi che sia il mutamento costante e caotico, la vera essenza del blog.
È probabile.

È sicuro, invece, che il numero dei post fissi diminuirà, ci attesteremo a uno a settimana, il giorno della pubblicazione sarà il mercoledì (a partire dalla prossima settimana). L’argomento sarà il più vario possibile. Tutto ciò che reputo interessante.
E così rieccoci, dopo aver cambiato pelle ancora una volta.
Grazie a tutti quelli che vorranno continuare il viaggio dietro un simbolo da riscoprire.

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