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I Pilastri della Terra (2010)

Iniziamo come al solito, coi ricordi.
Avevo diciassette anni, e tante cose stavano per succedere: il diploma, la morte di mia nonna, i miei primi mesi vissuti da solo, col mio cane. Mi cucinavo da solo, eccetera. Mi ero stancato della tv e così me ne andavo in libreria.
Ed ecco quello che succede a un qualsiasi diciassettenne che entra in libreria: schiva gli scrittori imposti a scuola e compra Wilbur Smith e Ken Follett. Cioè, comprai Ken Follett, lo ricomprai pure. E a distanza di tanti anni non sono qui a negare quella lettura. Mi ricordo che ci andavo pazzo per i libri di questi due signori, più il primo del secondo. Ma Ken mi aveva stregato col suo medioevo e la storia della Cattedrale. O forse era stato il rosone della copertina.
Il libro era un mattone, ma, come detto, c’era il medioevo romanzato, non storico che a scuola odiavo, c’era il romanzo. E quindi dovevo amarlo per forza.
Nessuna magia, però, eccetto quella della superstizione e della scienza occulta dei mastri muratori che, sul finire del XII secolo, si preparavano a rivoluzionare l’architettura elevando costruzioni che fossero tramite tra l’uomo e Dio.
Ora il medioevo lo adoro, specie nelle sue contraddizioni e nei suoi limiti che fanno incazzare i revisionisti. Se non ci fosse stato il Papato a tessere intrighi per centinaia di anni, la storia sarebbe stata una di pettegolezzi di corte, cortigiane, matrimoni combinati e terre e titoli contesi; col papato, invece, c’è tutto il fascino della religione, quella trascendenza tipica degli anni bui, la superstizione dei pesci mescolati alla farina, della crusca che era venuto il diavolo a trasformarla, delle streghe e delle maledizioni. In breve, da un punto di vista squisitamente narrativo, il medioevo è così affascinante proprio perché a tinte fosche, non certo per gli spadoni e le battaglie. Non per me almeno.
I Pilastri della Terra, coi fratelli registi Scott a produrre, è la miniserie in otto puntate tratta dal romanzo di Follett.

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E so già quello che pensate, perché l’ho pensato anch’io vedendo la prima ora. Ovvero che si trattasse, in verità, del medioevo pulito e sciocco, tanto caro al mondo del cinema e raramente disatteso.
Dopo così tanto tempo, c’è da aggiungere che del libro di Follett m’è rimasto ben poco, oltre che qualche nome sparso e davvero sottili suggestioni, però la trasposizione mi sembra alquanto fedele, conserva tutti i pregi e i peccatucci del libro, un best-seller concepito e scritto perché vendesse milioni di copie, che quindi non dovesse scontentare proprio nessuno.
Ebbene, dopo un’ora di stereotipi, che ci serve per conoscere tutti i protagonisti, il tono si fa cupo, non lesinando efferatezze, incesti, linguaggio realistico, mutilazioni, torture.
Da come ve lo descrivo sembra la serie della vita. Non è così, ma per certi versi, per la naturalezza con cui certe scene sono state rappresentate, mi ha ricordato Rome della HBO grandiosa e finita anzitempo per colpa dell’incendio dei set principali in quel di Cinecittà.
Ma non divaghiamo: la storia de I Pilastri della Terra si incentra sulle vite di tre famiglie, un Priorato e un Vescovo con ambizioni da Arcivescovo; un segreto da proteggere arrivando a uccidere, circa la non proprio legittima successione del Re d’Inghilterra, e la nascita dell’immensa cattedrale di Kingsbridge, affrontandone le complicate fasi di progettazione e costruzione.

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L’intreccio è tipico, contenente i soliti ingredienti miscelati: il romance e l’agnizione più di tutti. Non riserva particolari colpi di scena. Punto debole comune anche alla versione cartacea, se ben ricordo. La caratterizzazione del personaggi diviene persino odiosa, dal momento che si giunge a rappresentazioni manichee, più che simboliche ovvie, del bene e del male: i cattivi sono cattivi fino in fondo, senza redenzione, i buoni sono buoni, senza alcuna possibilità di non esserlo.
Quello che disturba è che la malvagità è accompagnata, talvolta, alla bruttezza, o alla deformità. Un modo fin troppo ingenuo e stucchevole di rappresentazione, lo sappiamo. Però, allo stesso tempo, proprio la consistenza delle azioni dei cattivi, spietate, è una cosa che manca da parecchio tempo, perché “sporcata” dai presunti dilemmi morali e drammi alle spalle, attualizzati onde mitigare l’impatto che tale empietà può avere sul pubblico moderno, destinato alla bambagia emotiva.
Fortunatamente, così non è.
In più, si avverte netto il tentativo costante di demitizzare la superstizione e le credenze dell’epoca: se miracoli avvengono, essi sono tali perché dietro, più che poteri occulti o illusioni, c’è soltanto una conoscenza superiore che alcuni uomini usano per fregare altri, i più ingenui.
Discutibile punto di vista, però quanto meno coerente lungo tutto lo svolgimento della serie, senza che si ecceda mai in pietismi e moralismi di sorta. Quando le morti, e sono tante, devono avvenire, avvengono, spesso accompagnate da zampilli di sangue che arrivano in prima fila, come nelle tante scene di esecuzioni al patibolo.

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[contiene spoilers]

Ovviamente, spiccano gli attori che interpretano i villains, i ruoli più divertenti di sempre. Su tutti direi Ian McShane (il vescovo Waleran Bigod) e gli incestuosi (per fiction) David Hoakes (William Hamleigh) e Sarah Parish (Regan Hamleigh). Il primo manipolatore, sempre a tessere trame e dispensare indulgenze, con una sua visione personale della redenzione e della salvezza, i secondi impegnati in un rapporto morboso che poi il figlio sfoga con violenze assortite sulla giovane moglie Elizabeth (Skye Lourie).
Siamo sempre in territorio Ken Follett, e quindi ciò che di buono e perverso (in senso cinematografico) questi personaggi rappresentano viene poi immancabilmente sprecato dalla sua ovvia morale trionfalistica. Alla fine, ogni cosa deve andare al suo posto. Ingenua.
E infatti, non è per quello che la serie brilla o sarà ricordata, quanto per i piccoli dettagli che non si nascondono dietro ipocrisie: vengono uccisi bambini in seguito al fallimento di trattative dilomatiche, vengono torturati preti e monaci, interi villaggi vengono massacrati. E poi il grandioso crollo della cattedrale, ben realizzato, coi blocchi pesanti che davvero paiono schiacciare le vittime.
Ancora dettagli, come la donna che urina in faccia al vescovo, o lo stesso che in punto di morte rifiuta l’assoluzione e sputa sangue in faccia al priore. Epico.
Non dico che i cattivi debbano trionfare per forza, ma che sia poco verosimile che accada sempre il contrario. Una serie di eventi e fatalità miste sarebbero risultati in maggiore realismo e un più solido impianto narrativo. Roma (la serie) ce l’aveva, I Pilastri no, e infatti tutti i personaggi positivi sono noiosi e sembra che vadano in giro con l’aureola.
In ogni caso, è meritevole di almeno una visione.

Altre recensioni QUI

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  • Il libro non l’ho letto, ma la serie l’ho vista e mi è piaciuta.
    Si tratta del “Medioevo da intrattenimento”, intendiamoci, e per tale va preso, è più una rappresentazione di ciò che popolarmente si intende pensando a questa epoca che non una rappresentazione dell’epoca stessa; ma questo è un peccato comune alla maggior parte dei film/libri/eccetera riguardanti questo periodo storico fra i meno compresi e più fraintesi.
    Tanto per fare un nome a caso, da questo particolare punto di vista è decisamente più apprezzabile “I Cavalieri che fecero l’Impresa”.

    Ma tornando a noi, dicevo che la serie mi è piaciuta; se da un lato i personaggi sono da subito inquadrabili fra ” buoni-gonzi alla Luke Skywalker” e “brutti-e-cattivi-come-la-fame”, e quindi in una certa maniera lasciando intendere subito come andrà a finire (compreso il grande segreto), la storia di per sè si lascia guardare ed apprezzare.
    Il vescovo Waleram è sicuramente il personaggio meglio riuscito, vuoi per le macchinazioni di cui è protagonista, vuoi per la bravura di McShane (che con quella pettinatura mi rendeva impossibile non assomigliarlo a Renato Zero…).
    Fra lo stuolo di pivelli che costituisce la schiera dei buoni è degna di nota poi la “strega”, resa anche più interessante dal fascino della Worner 😉

    Ah, mi piace il nuovo layout del sito!

    • ahah 😀 È vero, non riuscivo a capire chi mi ricordasse Waleran: Renato Zero!! È lui!
      Vero anche ciò che dici a proposito de I Cavalieri di Avati che mi ero promesso di trattare prima o poi…
      Grazie, mi fa piacere che il nuovo template ti piaccia! 😉

  • Concordo – molto meglio una miniserie che un telefilm-fiume.

  • Sentita, ma vuoi perchè sapevo della sua lunghezza e non sapevo se l’avrei seguita tutta o no, vuoi perchè il medioevo non è il mio periodo storico preferito non l’ho mai vista, anche se il fatto che ci fosse McShane un po’ di curiosità me l’ha generata.
    Comunque da come ne parli, anche solo per vedere i piccoli dettagli di cui parli alla fine, meriterà una visione, appena ne avrò il tempo 😀

    • Male non ti farà. 😀
      In realtà trovo che le miniserie siano un formato interessante. In otto puntate (da più di un’ora ciascuna) la storia si può sviluppare in modo soddisfacente e completo. 😉

  • Hell: oddio, mi ricordo di ever visto Follet a un certo punto, ma non riesco a ricordare la scena… i casi sono due: o quell’uomo occupa un punto cieco nella mia memoria, oppure mi sto rincoglionendo del tutto.

    Beh, la storia è quella, e le ambiguità… oh, la relazione incestuosa tra madre e figlio aveva giusto quella funzione, poi che non permeasse la serie ma occupasse solo una nicchia è as usaual una scelta del vecchio Ken. Alla fine è di puro e semplice intrattenimento, troppi scossoni rovinerebbero il relax della lettura sotto all’ombrellone.

    • @Giuda
      Follett compare nella penultima puntata in terra francese. Si rivela essere lo zio di Jack. 😀
      Sì, quando dico ambiguità non intendevo in quel senso, più che altro ambiguità morale. Qui, ad esempio il vice-priore, che poi diventa priore e poi cade è talmente brutto e viscido che di capisce subito che è un poso di buono. Parimenti il Vescovo, che però ha dalla sua l’attore che s’è divertito a interpretarlo, e si vede.
      😉

    • 10 anni ago

    Ottima recensione.
    Concordo sulla prima ora, che mi aveva fatto venire la tentazione di mollare. La serie invece non è male, soprattutto perchè è tratta da un libro che, sebbene composto da un migliaio di pagine, prima o poi finisce. Follett è un onesto scrittore di bestseller che ogni tanto scrive anche qqualcosa di gradevole. Piuttosto sono rimasto sbalordito che tu sia riuscito a leggere Wilbur Smith che (a mio parere) produce soltanto roba mediocrissima.
    Tornando alla storia: anch’io ho trovato Aliena (nomen omen) insopportabile (sia il personaggio che l’interprete) ma nonostante lei sono riuscito ad apprezzare il resto della serie. Decisamente potabile, ma preferibile in lingua originale.

    • @Hot
      Be’, sono riuscito a leggerlo quando ero diciassettenne. C’era un romanzo, mi pare si chiamasse L’Ombra nel Sole, protagonisti dei mercenari che era veramente spassoso. ^^
      E Follett lo abbandonai dopo aver letto quel suo romanzo clone del film con Tom Cruise e Nicole Kidman, di cui ora mi sfuggono entrambi i titoli. Invece mi piacque molto Notte sull’Acqua.

  • Lo hai sculacciato ben bene, neanche fosse un troll! LOL Anche per me è passato del tempo dalla lettura del libro, ho guardato la serie con curiosità e mi è anche piaciuta. Ha i suoi difetti, non dico di no, i personaggi – come dici tu – sono bianchi e neri, ma Roma è un altro pianeta e livello che non si può confrontare. Ho adorato quella serie arrivando a farci le ore piccole, a costo di andare a lavorare in modalità zombie (o Giallo), mentre I Pilastri è – per quanto riuscita – una serie che è figlia di suo padre, e lo so bene perché anche io ho avuto la fase Follet in cui divoravo di tutto, proprio perché è riposante e di puro intrattenimento. Ken sa scrivere best-sellers, e in quelli è specializzato. Forse per autori come lui si dovrebbe creare una categoria a parte: quelli che scrivono per vendere, e quindi sono pronti a darti esattamente quel che vuoi senza se e senza ma, purché paghi. Fa un po’ “mercimonio della carne”, me ne rendo conto, e forse è proprio così. Se poi si diverte pure nel farlo, allora forse ha capito tutto della vita, e noi altri non siamo altro che scimmie invidiose che battono i loro tasti a caso nella speranza di scrivere il grande romanzo del secolo. Certo, dopo aver letto quasi tutta la sua bibliografia ne ricordo una mezza cippa, mentre di altri autori di cui avrò letto un libro o due mi è rimasto molto di più, ma queste son cose che capitano. Eh già.

    • Sì, l’ho sculacciata (giornata a tema, oggi XD), ma non con cattiveria dai. Per essere perfetta per me doveva esserci più ambiguità. Non che, avendo letto il libro, me ne aspettassi. Però, chissà, capita sempre il miracolo.
      E che mi dici del cameo di Follett? Ridicolo, sembra una massaia inglese. 😀

  • L’ho visto in televisione e non mi è piaciuto molto. Colpa degli attori o della storia, Non lo so. Lo guardavo così senza tanta passione.

    • Ma infatti gli attori, soprattutto i buoni, sono pallosissimi. Hai ragione. Lei soprattutto, Aliena (Hayley Atwell). Allo sbaraglio nel medioevo.

  • Non ho letto il pezzo spoilerante perché come sai devo vederla. Da quel che hai detto, mi pare si prospetti una visione onesta, un intrattenimento abbastanza tranquillo e simpatico. 🙂 E poi, dal mio punto di vista, il fatto che sia una mini-serie è già un punto positivo di partenza. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    • La prima ora è una palla, ti avviso. Poi migliora. Diciamo che ho trovato in questa serie i difetti che odio, però, vista con occhio meno severo, se riesci a passar sopra agli stereotipi, sì, è ben fatta.
      ^^

  • Direi che il libro è meglio. Io quando vedo personaggi manichei storco il naso. Ma in fondo è un prodotto divertente, dai.
    😉

  • Non ho mai letto il libro, anche se una punta di curiosità l’ho sempre avuta.
    Però la serie l’ho vista e in mezzo a tanta robetta questo devo ammettere che non mi è dispiaciuto, soprattutto la parte iniziale.