Cinema

Carriers (2009)

Forse è il caldo. O forse no. Magari è la sensazione di decadenza opprimente.
Resta il fatto che ho appena recuperato questo film.
Se c’è una cosa che non guardo, infatti, sono le segnalazioni. I film preferisco vederli quando è il momento, ovvero quando decido io. Alcuni me li perdo, e diventano niente (cit.), altri li scopro a scoppio ritrardato.
Comunque, anche nel caso di Carriers è bene dirlo subito: non ha avuto alcun ruolo nella stesura di un certo eBook.
Tornando subito in carreggiata, non mi sono piaciute due cose, andando a spulciare la relativa scheda su IMDb:

1) il punteggio di 6.1 su 10
e
2) Il commento di un utente giù, a fondo pagina, che pur avendogli assegnato un 8 su 10 ha accompagnato la sua recensione definendolo un “decent thriller”.

6.1 è basso come voto. Il film vale di più.
E in secondo luogo, non so se vale 8 ma definirlo solo decente mi pare contraddittorio.
Esaurita la vena polemica sterile, passo a dire che Carriers ha proprio tutto quello che occorre per piacermi. Ovvero niente, e con “niente” intendo città svuotate dalla presenza umana.
Datemi un film o un libro senza (tutti questi) esseri umani e da me avrete solo baci e languide carezze (cit.). Il ché, mi rendo conto, potrebbe non piacere a tutti, come prospettiva.

***

È il caldo, ve l’ho già detto. Ma è anche altro. Ovvero ripiombare, fin dalla prima inquadratura, sempre nella stessa atmosfera, l’apocalisse, e per di più trovarla ancora una volta, dopo tutto questo tempo, tutti i film visti e tutto quello che è successo, allettante.
Non che si veda molto, in questo film, cosa che, conoscendo gli ammericani mi fa capire il voto appena sufficiente. Sarà un luogo comune, ma quelli sbavano per i mostri. E allora è una bella sfida fare un film sui mostri (infetti) e mostrarne pochi, per di più morti o moribondi. E, tornando al discorso di ieri sui nomi, guardare tra i titoli di testa un attore che di cognome fa Pucci, no so, pucci pucci, comincia a essere un duro colpo alla sospensione dell’incredulità.
Poi c’è Chris Pine che, caso strano, mi riesce simpatico, l’ho apprezzato molto in Star Trek, quasi quasi all’altezza del vero Kirk (se ho bestemmiato, non me ne sono accorto) e due attrici che parlano poco e nonostante la stupidità di alcune scene, ho trovato in parte, Piper Perabo e Emily VanCamp.

***

Insomma c’è tutto, compreso il virus letale incurabile. Film perfetto? No. Ma che importa?
È divertente e credibile e il risultato finale ci sta tutto.
Il meccanismo è sempre quello, l’immedesimazione. Peccato per Pucci, il fratello stereotipato, colto, ironico e colmo, nonostante i milioni di morti, di buoni sentimenti. Quel che è peggio, trattasi di buoni sentimenti neppure caratterizzati da una qualche convinzione religiosa, ma è un buono di natura, ovvero il tipo che, in caso di fine del mondo, è bene sopprimere.
Altrettanto stereotipato il fratello maggiore di Pucci, Chris Pine, più alto, più forte e più scemo, ma non troppo. Comunque, è il tipo che prende le decisioni difficili, che ha trascorso mesi a seppellire cadaveri, più o meno, nelle fosse comuni, sempre a rischio contagio, e che è riuscito a sfangarla: il prescelto. Quello che non muore, o che se ne frega.
Piper è la ragazza a cui piace essere morsa, ma che si lamenta che i ragazzi mordano e Emily è quella che ce l’ha solo lei, guarda Pucci sapendo che non gliela darà mai, però lo stuzzica lo stesso, fin dallo sguardo.
E voi vi starete domandando, che c’è di bello in questo film?

***

Tanto per cominciare i rapporti (in)umani. Quelli che ti portano a sbarrare la strada e tendere agguati alle macchine di passaggio per il cibo e un goccio di benzina; la vita si riduce tutt’a un tratto, a una tanica di carburante, modello Mad Max.
E allora abbiamo diverse scene di cinismo, una in particolare riesce persino a toccare, quella della bambina che non riesce a camminare da sola; assenza di sentimentalismo esagerato, più un finale asettico, direi ottimo. Altre scene meno efficaci, perché troppo prevedibili, anche se preferibili rispetto a stupide situazioni politically correct, per fortuna assenti.
Due cristiani (di non so quale confessione) trucidati più che da colpi di pistola, dalla legge del contrappasso, dato che si dimostrano per nulla caritatevoli e compassionevoli.
E la pallina da golf.
E la pallina, credetemi, la sa lunga. Arriva a conclusione di una scena particolare, la scena immancabile in questi film. Quella dei superstiti che, arrivati in un luogo dove, prima, vigevano certe norme comportamentali ben precise, lo utilizzano, divertendosi, violando i tabù sociali in vigore fino a quel momento.
I nostri giungono in un golf club, lo esplorano un pochino e, infine, si mettono a giocare prendendo di mira le vetrate del complesso alberghiero.
E la pallina vola, sfonda e rimbalza all’interno, in stanze vuote, rotolando per un po’. Quel che resta è solo silenzio.

***

La pallina da golf è la pallina da tennis di romeriana memoria. Quella di Peter. Solo che la prospettiva è ribaltata, invertita.
Il mondo, all’esterno, è sempre devastato, dal silenzio portato dal virus o da una marea di zombi.
E gli sciocchi passatempi dell’uomo, rotolano via, silenziosi e inutili.
Stolidi.

Altre recensioni QUI

Kick-ass writer, terrific editor, short-tempered human being. Please, DO hesitate to contact me by phone.
  • LOL, così imparo a controllare prima i vostri blog rispetto al mio e alle mail. XD

  • Stavolta? Ma se su Feisbuck mi freghi ogni cinque minuti? 😀

    E comunque mica ho capito in cosa mi hai fregato, stavolta… XD

    • Nel senso che già lessi stamane la tua rece e lasciai traccia del mio passaggio sullo tuo blog. 😀

  • La trovi sul blogghe! 🙂

    • Stavolta t’ho fregato. 😀

  • Arrivo a commentare solo ora, perché l’ho visto solo due giorni fa e non volevo ri-leggere le vostre recensioni prima di aver stilato la mia. 🙂 A ogni modo è un gran film secondo, molto oltre la media di questi ultimi tempi. Decisamente non da 6, che è un insulto per il gran lavoro mostrato dai due registi.

    La scena del golf è bellissima, sì, ma anche tutte le altre. Io ci ho trovato poco e nulla di stonato, anche gli stereotipi mi sono scivolati via addosso grazie all’immedesimazione. Mi son lasciato coinvolgere. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    • Curioso di leggere la tua rece! 😉

  • Evviva!

  • Uh! Fuga da Alcatraz! Oggi lo rivedo e ne parlo domani!
    E rispondo anche alla tua domanda sul nesso, promesso!
    😀

  • E allora è anche causa tua se ha quasi 10! .-P

    A me è indifferente, non capisco l’entusiasmo generale, più che altro.
    Ma poi sono anni che mi chiedo perché Le ali della libertà e non Fuga da Alcatraz. Solo io vedo il nesso?

  • Lo adoro. 😉

  • Nel senso che lo adori o nel senso che te ne difendi?

    Recupero al più presto (non ho più spazio in nessun hard disk, devo intensificare le mie visioni, prima!)

  • In due giorni due segnalazioni per questo film… che non ho mai sentito nominare! Recupero.

    Imdb dà grandi delusioni anche a me… D’altra parte il film con maggiori voti in assoluto è Le ali della libertà. Che, per quanto i gusti personali siano sacri, non mi pare poi quel gran film se rapportato alla mole enorme di capolavori sfornati (le ali della libertà migliore di Shining, per dire? Boh).

    • Questo blog è un fortino de Le Ali della Libertà… 🙂
      Recuperalo Carriers, e fammi sapere!

      😉

  • […] il sito bookandnegative oppure iscriviti al feed Leggi l'articolo completo su AlterVista Condividi su […]

  • Come sarebbe a dire, mnon conosci Gerold?!

    Il più giovane autore di fantascienza a scrfivere un soggetto per Star Trek (quello vero, col capitano Kirk) e l’inventore dei tribbles.
    Autore di un eccellente manuale di scrittura.
    E autore del ciclo degli Cthorr – che ha il solo difetto di essere una pentalogia a cui mancano gli ultimi due romanzi (perché lui non ha voglia di scriverli).
    Vale comunque la pena di leggerlo – magari in originale.
    Contiene a mio parere degli errori formali – per quanto comprensibilissimi – ma vale la pena leggerlo.

    Oppure prova il ciclo di Chanur, di C.J. Cherryh – in cui l’unico umano è il misterioso alieno che la protagonista (appartenente ad una razza felina e matriarcale) salva dal linciaggio e poi deve decidersi cosa farne.
    Cherryh ha scritto un sacco, ma proprio un sacco di romanzi così – Faded Sun (molto molto bello), il ciclo del changeling…
    In inglese li trovi anche come omnibus a cinque-sei dolalri, e valgono maledettamente la pena.
    Ah, e puoi risparmiarti baci e carezze, grazie.
    Non ti offendere, eh.
    Va bene così.

    • Contiene a mio parere degli errori formali

      Ahahaha, ormai siamo sempre sul chi vive! 😉

      Oh, che ci vuoi fare? Ho studiato i grandi classici della letteratura. Anche greca e latina. Per cui mi mancano, né ho mai evitato di ammetterlo, tutti questi esponenti della fantascienza.
      Farò ammenda!

      E i baci e le carezze, l’ho anche scritto, magari qualcuno non è d’accordo…
      😀

  • @ pasquini
    Sarà, ma mi ricorda sempre di più quel film. Eccetto i gruppi di umani asserviti.
    Interessante comunque.
    😉

  • @Lucia
    Che mi hai ricordato!
    La mia Zietta!

    Che nostalgia. Speriamo che torni! 🙂

    E quoto circa gli infetti inoffensivi in senso classico.
    😉

    • 11 anni ago

    Ti consiglio vivamente la lettura, perlomeno del primo libro (sono 3), che automaticamente ti spingerà a voler leggere anche il secondo.

    Uno degli elementi principali dell’ecosistema alieno è un vermone rosso, grande quanto un pullman, dotato di enormi denti tipo squalo, che divora quanto gli sta davanti, con predilezione per gli umani.
    Gerrold descrive anche gruppi di uomini e donne che pensano di salvarsi servendo questi vermoni, e formando delle comunità a parte, ma anche di altri gruppi di umani che, vista la fine del mondo, per loro imminente, si riducono allo stato di gregge, in città ormai devastate dagli alieni, scorazzando in giro alla ricerca di cibo, senza più inibizioni, quasi drogati psicologicamente dagli eventi …

    Molto bello.

  • Cheppoi io di questo film ho apprezzato particolarmente il fatto che gli infetti siano inoffensivi. Nel senso che se fanno tanto di respirarti addosso sei spacciato, ma non sono per nulla aggressivi. Sono solo malati.
    A tale proposito la recensione du Strong Bloody Violence era bella assai

  • Sapevo che a te sarebbe piaciuto.
    Scusa la supponenza, ma ne ero addirittura certo.
    A me ha lasciato una buona impressione. Specialmente le scene nella città deserta e il finale, che alcuni hanno trovato orrido.
    Io l’ho adorato.

    • 11 anni ago

    Beh, dai. Come dice il noto detto: In media stat virtus.
    Non dico di mostrare centinaia di infetti bavosi e urlanti che pasteggiano, ma un bel gruppo di venti, trenta, che si menano per la loro parte di vittima da sbranare, in un angolo, ogni tanto, ci può anche stare no?

    Non so se hai letto la “Guerra contro gli Chtorr” di David Gerrold. Credo ti piacerebbe. La terra è stto invasione aliena, un invasione portata avanti non con tripodi enormi o navicelle succhianti, alla guerra dei mondi, ma tramite l’innesto di un intero ecosistema alieno che rapidamente cannibalizza quello terrestre, con effetti devastanti.

    • @ pasquini
      Uhm, ci può stare, ma a volte è anche bello non vederne… 😉

      No, Gerrold non l’ho mai sentito. Però la trama a cui accenni mi ricorda quella di Monsters.

      @ Alex
      Il finale è perfetto. Senza smancerie, a quel punto sì gratuite.

  • O manco ci provano… 🙂
    Me ne sto accorgendo sempre di più. Ogni film che io trovo, non dico capolavoro, ma buono, viene abbattuto da voti ridicoli. Poi, a ben guardare, la causa è nella scarsità degli indici che “fanno spettacolo”.
    In un film come questo sarebbe stato: centinaia di infetti bavosi e urlanti che pasteggiano…

    Mah…

  • Agli americani piace zac snaider…
    Il che spiega tante tante cose…
    gli americani un film come Carriers lo capiscono a stento.