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La Femme Nikita

la_femme_nikita23 giugno 1999, Raidue, prima serata

Fantastico, pensai, ci risiamo! l’ennesimo telefilm tratto da un omonimo film, “Nikita” di Luc Besson (1990) che, tra l’altro, a suo tempo, eccettuata la breve apparizione di Jean Reno nel ruolo di Victor l’eliminatore, non mi aveva particolarmente entusiasmato!
Il primo episodio, poi, ricalca per venti minuti buoni il film, quasi fosse un remake, ben realizzato, certo, ma pur sempre un remake!
Sta di fatto che, nonostante le riserve, continuai a vederlo…

…i loro fini sono giusti, ma i loro mezzi spietati. Se non starò al loro gioco, morirò“.

Questa è la descrizione che Nikita (interpretata dalla bellissima attrice australiana Peta Wilson) fa di Sezione 1, l’organizzazione clandestina dedita all’antiterrorismo dalla quale è stata prima incastrata con l’accusa di omicidio e poi reclutata onde essere trasformata in un agente operativo, un’arma vivente addestrata a uccidere e a ignorare i sentimenti di qualunque genere.
La fuga, quindi, è il sogno di ogni operativo di Sezione 1, poiché l’inferno nel quale si trovano è ben peggiore delle realtà criminali che sono costretti quotidianamente ad affrontare.
Ciò che trattiene Nikita dal fuggire è l’amore verso il suo istruttore, Michael (Roy Dupuis), che, per l’intera durata della serie, è costantemene messo in dubbio, ostacolato, forzatamente accantonato e ripreso con passione e disperazione mai sopite.
Ciò che più risalta ne La Femme Nikita è l’incarcerazione dei sentimenti. In ogni episodio si avverte un’aria di tensione e sospetto ineguagliabile, ad ogni istante sembra che gli innumerevoli complotti orditi e sussurrati nelle buie sale metalliche di questa società segreta debbano infine ottenere il giusto tributo di sangue.
I protagonisti Nikita (agente operativo di I, II e infine VI livello), Michael (agente operativo di V livello), Operations (Comandante di Sezione 1, interpretato da Eugene Robert Glazer), Madeline (Vice di Operations, interpretata da Alberta Watson), Birkoff (addetto alle Comunicazioni, Matthew Ferguson), Walter (addetto alle Munizioni, Don Francks) sono prigionieri del “mostro” artificiale per il quale lavorano, quest’organizzazione nata per fini lodevoli, ma che, nelle parole di Walter stesso: “...è come un organismo vivente, e come tale la Sezione farà qualsiasi cosa per sopravvivere…“.
Ed è proprio la Sezione il nemico per tutti loro; e, come spesso accade, si ama e si odia il proprio nemico in egual misura.
Le parti più efficaci di questo racconto, infatti, non sono tanto le missioni dedicate alla distruzione dell’ennesimo gruppo criminale, ma la partita a scacchi che si gioca all’interno della Sezione 1, tra personaggi che, almeno in teoria, dovrebbero lavorare dalla stessa parte e che invece sembrano ricercare nei loro tentativi personali di ottenere chi il potere, chi l’indipendenza, chi la volontà, chi la libertà, soltanto l’autodistruzione.
Di gran lunga superiore al film da cui è stata tratta, questa serie ha saputo rinnovare le tematiche del genere, lo spionaggio, che in TV non era mai andato oltre la mediocre rappresentazione di Mission: impossible.
La Femme Nikita è una produzione canadese e fa piacere sapere che coloro che hanno maggiormente contribuito alla sua realizzazione, Robert Cochran e Joel Surnow, stiano dietro ad uno dei serial di maggior successo degli ultimi anni, ossia “24“.

Non tutto in questa serie è perfetto, anzi, con l’avanzare degli episodi il “delirio di onnipotenza” che segue l’aver creato un’organizzazione clandestina di fatto inarrestabile, “l’unica vera realtà di controllo” sulla faccia della Terra, ha dato luogo alla creazione di episodi assurdi e francamente fuori delle umane possibilità e perché no, anche un po’ ridicoli… La Femme Nikita è senz’altro un prodotto di transizione, ovvero prende le mosse da un periodo in cui il vecchio telefilm, concepito come un susseguirsi monotono di episodi a sé stanti, uniti da un blando filo conduttore, cedeva a poco a poco il passo al telefilm moderno, dotato di estrema caratterizzazione e di un intreccio solido e ragionato. Sul finire degli anni novanta fu una vera rivoluzione, al pari di X-Files, curato più della media dei prodotti a lui contemporanei, la Femme Nikita mostrò anche un’attenzione al dettaglio stilistico, ai dialoghi (eccezionali!) alla moda dei protagonisti, all’utilizzo delle luci in chiave narrativa, alla colonna sonora di grande qualità; quest’ultima fu affidata a un eccellente Sean Callery, i motivi del quale sottolineano immancabilmente i momenti di maggiore pathos all’interno delle storie e che vanta, tra le altre, canzoni dei Depeche Mode, degli Hooverphonic, dei Morcheeba, dei Garbage, dei Massive Attack, dei Propellerheads che contribuiscono a creare quello stile freddo, preciso (“gli errori non sono un’opzione prevista“) e spietato del telefilm.
Grande successo di critica e di pubblico per quattro anni, nonostante la messa in onda a cura della Rai che costringeva gli spettatori, me compreso, ad un “giro sulle montagne russe”, con continui cambi di orario e di slot e con apparizioni “a sorpresa” senza che precedentemente fosse stata data comunicazione alcuna, per riuscire a vederlo. Attualmente trasmessa su Rete 4, con una messa in onda altrettanto ballerina…
Alla quinta stagione, inspiegabilmente, la Femme Nikita conobbe una fine frettolosa e pasticciata che, secondo me, non rispecchiò la volontà dei suoi creatori, vista l’evidente contraddizione di alcune delle principali linee narrative, e che fu dettata, probabilmente dalle medesime esigenze che oggi, purtroppo, decidono con estrema indifferenza il destino di questa o quella serie televisiva.
E uno dei pochi telefilm che a distanza di anni ricordo ancora con estrema chiarezza e i cui personaggi, freddi, cinici, assetati di potere, d’amore, eleganti, arroganti, onnipotenti, sprezzanti, spietati e allo stesso tempo vulnerabili, restano a tutt’oggi ineguagliati e inimitabili.
Se avete tempo e se volete, vi consiglio di recuperarla, in edizione DVD, e di vederla senza stare a pensare troppo alla credibilità di alcune situazioni, ma godendovi, semplicemente l’atmosfera.

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  • […] Sapete già, e se non lo sapete è giusto che ne veniate a conoscenza, quanto io veneri una serie televisiva di qualche anno fa, “La Femme Nikita”. Telefilm di confine, vecchia scuola tinta di una nuova morale spietata, mista a un delirio di onnipotenza che mi mandava letteralmente in estasi. Ne scrissi in uno dei primissimi articoli di questo blog. Ve lo linko qui. […]

  • […] prese con il reboot (!) de La Femme Nikita. Pochi di voi sapranno dell’affetto che mi lega a quel telefilm. Manifestato in uno dei primi, timidi articoli di questo blog. Ora questa […]

    • 13 anni ago

    Eh sì, mi ci sto appassionando pure io a questa serie! 🙂 Davvero carina e ben fatta, nonostante l’età e i temi trattati non particolarmente confortanti devo aggiungere……….. Bellissimi i vestiti di Nikita e la sua collezione di cappelli e occhiali da sole!

    ciao a tutti 😉

    • 13 anni ago

    Ao’, sapete che c’è, più lo guardo e più me piace e a parte i Bellissimi, su rete 4 è l’unica cosa che se po’ vedè di sti tempi…. a parte qualcos’altro e per altri scopi!
    Me sta a piace particolarmente la tela degli intrighi! SO poetico lo so!