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mag 18

Una Notte al Ghibli

La conseguenza dell acquisto dell’eReader, che ci crediate oppure no, è che sto leggendo molto di più. Allora mi sono procurato qualche volume digitale di Samuel Marolla.
Non conosco l’autore, neppure online, ho una vaga idea di ciò che ha scritto, e questo è tutto. Anche se sto recuperando. Come sapete, e se non lo sapete, sappiatelo, a differenza di molti che bazzicano in rete, non cerco il contatto con l’autore, per spiegargli cosa apprezzo e cosa no, nei suoi scritti. Conoscere l’autore può essere esperienza interessante, piacevole o meno, ma non la ritengo indispensabile ai fini della fruizione del testo. Sapere perché un racconto sia stato scritto così o colà, perché si è scelto uno stile al posto di un altro, lascia il tempo che trova.
Quel che conta, per quanto mi riguarda, e lo dico da quando ho messo piede online, è la storia. E le suggestioni che essa riesce a suscitare.
Una Notte al Ghibli è stato, credo, il primo racconto che sia riuscito a inquietarmi. Mi ha messo paura, in pratica.
Non sto dicendo che mi abbia terrorizzato a morte, ma, immedesimandomi in uno dei personaggi di cui vengono narrate le esperienze, mi sono trovato a pensare a me e alle mie reazioni in una situazione simile, per quanto impossibile.

***

Letto a ora tarda, Una Notte al Ghibli è un racconto breve, di venti pagine.
Ecco la sinossi (dal sito dell’autore):

Il comandante della nuova sezione milanese dei Ris, Pietro Orziero, ha visto delle cose, nel suo lavoro, che non può dimenticare facilmente. Cose oscure, cose misteriose. Cose che vanno oltre la logica e la razionalità. Si reca nell’unico posto dove può raccontarle, dal suo amico Mamoulian, nel jazz bar Ghibli, periferia nord-est di Milano. La notte sarà lunga. I due uomini si racconteranno a vicenda le loro storie, storie di persone care che subiscono perversi cambiamenti, storie legate al vento del deserto, che porta in sè antiche vendette, lamenti in lingue sconosciute, e segreti che dovrebbero restare tali.
Nessuno dei due, all’alba, sarà uguale a prima.

Parlavamo di suggestioni. Si sente il caldo del suq, l’aria stopposa e tagliente tra le bancarelle. Tutta la paura di trovarsi accanto a uno sconosciuto, cosa già per sé angosciante, ancor più quando quello sconosciuto appare, attraverso sospiri, gemiti, pianti, alieno, non umano. Avete capito, siamo sempre nella Uncanny Valley, la Zona Perturbante, che si manifesta in tutta la sua potenza, quando la figura umana viene tradita da dettagli che la svelano per ciò che è in realtà: ombra demoniaca.
Finito di leggerlo entro in stanza da letto, al buio, e mi domando cosa accadrebbe se mi trovassi a…
E parliamo della genuina paura del buio, che nasconde i lineamenti, trae in inganno, seduce. E poi, i volti delle creature sovrannaturali. Efficacissimi.
Insomma, leggetelo e sappiatemi dire.

Sito dell’autore QUI

12 comments

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  1. Gianluca Santini

    Letto tempo fa e molto apprezzato. Forse il racconto di Marolla che preferisco tra quelli che ho letto. Se non lo hai letto, recupera il suo romanzo auto-prodotto, “Il colosso addormentato”. :)

    Ciao,
    Gianluca

    1. Hell

      È in lista.
      Questo mi è piaciuto molto di più di Nunavut, per dirne una. :D

  2. Matteo

    Ottimo lavoro di Samuel, unico autore horror in grado davvero di disturbarmi durante la lettura con delle immagini che s’insuano sottilmente e non mollano la presa.

    Se ti capita, però su carta, ti consiglio La mezzanotte del secolo, oltre a quello di cui parlava Gianluca, incredibile lavoro che meriterebbe una diffusione più ampia.

    1. Hell

      La lettura su carta non è un limite! :D Ok, prendo nota.

  3. mcnab

    Eh, Marolla, io lo sostengo da sempre perché è obiettivamente uno dei più bravi scrittori di genere italiani… Se si sapesse promuovere di più sul Web… Non che sia obbligatorio farlo, ma la bravura da sola mi sa che non basta più…

    1. Hell

      E ritorniamo al discorso dell’altro ieri. :D

      1. mcnab

        Sono vecchio, quindi ripeto i soliti discorsi :D

  4. beppeiaf

    Letto e letto anche il Colosso, concordo con l’ analisi di Alex è troppo di “nicchia”, meriterebbe un altro trattamento.

    1. Hell

      Ma “di nicchia” per le storie che scrive o perché non sfrutta il mezzo internet?

      1. beppeiaf

        Entrambi i casi. Uno scrittore di horror italiano è già raro come un politico onesto e competente, abbinato poi ad una certa ritrosia a pubblicizzare le sue opere ne fanno uno scrittore di “nicchia”. Purtroppo se uno vuole autoprodursi deve impegnarsi a fare promozione su tutti i mezzi possibili.

      2. Hell

        Ma infatti, non ho nulla contro la promozione online. Ci sono anche però gli aspetti contrari, le rotture etc… Ne stiamo parlando proprio in questi giorni. :D

      3. mcnab

        Per è di nicchia soltanto nel senso che non sfrutta in alcun modo l’Internet 2.0
        Non è su nessun social network…

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