Ombre al Chiaro di Luna

18 Comments

  1. Howard è stato uno dei primi scrittori di genere fantasico che abbia mai letto.Credo che anche le sue ingenuità facciano parte del suo fascino(e di quello di Lovecraft e di Ashton Smith).Ma è l’intera generazione di scrittori di Weird Tales che è stata irripetibile.La nostra fortuna è stata che la maggior parte dei suoi disegnatori da Barry Windsor Smith a Buscema sono riusciti a conservarne in gran parte il fascino.
    Io magari trovavo più elegante l’era Hyboriana di Smith,ma è solo un parere personale.
    Ed anche le nuove versioni Dark Horse mi sembrano ottime.
    Piuttosto sarebero da riscoprire anche gli illustratori di W.T. come Margareth Brundage,l’autrice della cover da te mostrata ed il grande ma dimenticato Virgil Finlay.

    1. Author

      Alcune copertine di Weird Tales le avevo radunate qui.
      La miglior raffigurazione di Conan per me resta quella di Buscema. Ad ogni modo, la volontà è quella di recuperare i racconti howardiani più belli (a mio parere) e associarli ad alcune tavole delle versioni a fumetti, di solito in bianco e nero, apparse su “La Spada Selvaggia”.
      Le storie a fumetti tratte da Howard restano fedelissime ai racconti, a dimostrazione di quanto questi ultimi siano efficaci se trasposti in sceneggiature. Cosa palesemente ignorata dai cineasti.
      Ma questa è un’altra storia…

  2. Capisco il fascino che può derivare da questo tipo di racconti e dall’arte tratta da essi.
    Io non ho mai letto Howard e gli altri scrittori del periodo, ma credo che siano letture leggere da riscoprire.
    Mi piacerebbe, però, che tu raccontassi qualcosa sull’autore. A quanto ho capito era un tipo singolare. 😀

    1. Author

      Be’, considerato quanto sia vicino ferragosto, è ammirevole che ci sia ancora qualcuno a farsi sentire da queste parti. Perciò grazie.

      @ KM
      È un fascino un po’ fuori moda. Ma non tanto a pensarci bene. Le illustrazioni di Frazetta vanno ancora forte.
      Sì, piacerebbe anche a me sondare gli aspetti più personali del carattere dello scrittore, senza usare tanti giri di parole come si fa di solito. Mi riferisco al fatto che, comunque, si tende a dare un’immagine “positiva” dello stesso, anche a scapito della realtà dei fatti e della miseria che ne traspare.
      Se deciderò di scriverci su, vorrà dire che avrò trovato materiale interessante e poco noto su Howard, e allora ne varrà la pena. Altrimenti niente da fare.
      Tanto per cominciare intendo demolire l’assunto che Robert E. Howard sia uno scrittore di genere. O uno è scrittore, o non lo è. Inutile girarci intorno con definizioni e categorie insulse: scrittore di genere non significa nulla.

      Almeno per me.

      :)

      P.S: nessun intento polemico, eh! 😉

  3. M’interessa il discorso sugli scrittori e sulle classificazoni in generi.
    E’ una discussione che ogni tanto torna,l’ultima volta con la morte di Ballard.
    Se si tratta di un discorso di ghettizzazione allora penso che siamo tutti d’accordo:non esistono scrittori di serie A e scrittori di serie B.Se uno è bravo è bravo sempre sia che scriva trattati di filosofia sia che scriva fantascienza od Horror.
    Se si tratta invece di una semplice opera di classificazione allora non credo che ci siano particolari problemi a definire,più che gli autori le opere scritte.
    Nel caso di Howard sicuramente era un autore che riusciva a dare prova di sè in diversi “generi”(sii buono passami il termine:)).
    Sulla sua vita ha ragione Keyem,ci sarebbe tanto da dire.Io per primo,se lo volessi descrivere,direi che era letteralmente succube della madre e forse,gli mancava l’integrazione nella comunità in cui viveva;questo però non gli ha impedito di creare vere e proprie perle letterarie.
    Ciao,sempre più bello il tuo blog.

  4. Author

    Grazie del complimento. 😉

    Sì, quella sui generi è una discussione che “a volte ritorna”. Periodicamente, senza che né l’una (quella pro), né l’altra parte (quella contro) vengano a una posizione meno estremista. Forse è una di quelle cose che non ha soluzione.

    Io uso la classificazione in generi per comodità. L’etichetta “Sword & Sorcery” a indicare il lavoro di Howard mi è utile per essere rintracciato, ed è utile al lettore per capire immediatamente di cosa tratta l’articolo.
    Sul discorso “ghettizzazione”, ed hai ragione perché è proprio di ghetto che si parla talvolta, sono d’accordissimo con te. Non esistono scrittori, né scritti, di categorie superiori e inferiori.
    Uno scrittore è tale se è in gamba, non importa se scrive di puffi robotici o di esistenzialismo.
    Peccato che sembra che solo su internet ci sia gente che la pensa così. Dovresti dare un’occhiata agli ambienti accademici per capire che, ahimé, la realtà è ben diversa.

    Ci sono aneddoti di Robert Howard che appaiono inquietanti. Tipo che fosse un tantino paranoico e la notte soleva barricarsi dentro casa perché era convinto che la gente della sua città volesse fargli la pelle…
    Su Howard scrittore, be’, non dimentichiamo che si è sparato che aveva solo 30 anni. E a trent’anni lo stile può essere ancora acerbo (d’accordo, ci sono le eccezioni, come sempre). Il guaio è che non aveva esperienza di vita. E questo si ravvisa proprio nelle sue ingenuità di cui parlo sopra. Prendiamo Conan e il suo rapporto con le donne: troppo adolescenziale e per di più casto. E mi riferisco non tanto all’assenza di dettagli piccanti nel testo, quanto alla semplice interazione e ai dialoghi che io trovo irrimediabilmente desunti da qualche “libro di testo”, imitati, ma non vissuti in prima persona.

    E ci sarebbe ancora tantissimo da dire…

  5. Si.E’ una discussione che potrebbe continuare all’infinito.
    La cosa più vicina ad una relazione che R.E.H abbia mai avuto è stata la sua “amicizia” con Novalayne Price,che tra parentesi, credo ci abbia anche scritto un libro sopra.Ma l’unica donna della vita di Howard poteva essere solo la madre con cui aveva un rapporto che sfiorava la sudditanza.Gli unici amici che aveva come Lovecraft e gli altri scrittori di Weird Tales praticamente non li incontrò mai,con la sola eccezione Di E.Hoffman Price(a cui comunque diede prova della sua paranoia quando parlava dei suoi concittadini).
    Quindi aveva un idea dell’amore e dell’amicizia molto vaghe ed ingenue.
    Forse era un disadattato,forse era semplicemente un mammone;io comunque non posso fare a meno di provare dispiacere per quel bambino mai cresciuto che non è mai riuscito a vivere appieno nel suo tempo.

  6. Eccovi un dettaglio poco noto della vita privata di Bob Howard…

    REH attaccato morbosamente alla madre? Suicida perché questa stava modendo? Dicerie, al massimo.
    Volete sapere la verità? Eccola: REH si tolse la vita per una delusione amorosa, dopo che Novalyne Price, la sua “ragazza”, lo smollò per mettersi insieme a Tevis Clyde Smith (http://en.wikipedia.org/wiki/Tevis_Clyde_Smith?oldid=0) il suo migliore amico.
    REH aveva un senso dell’onore e dell’amicizia fortissimo, e non ha retto. Una personalità fragile dietro un corpo da gigante. Si è sentito tradito da tutti, da quella che considerava la sua “fidanzata”, dal suo migliore amico, dal mondo intero. Era solo, ora. E, sì, c’era anche sua madre che stava morendo. E’ stato troppo per lui.

    Complimenti, ottimo post.

    P.S.: Pare che questo racconto di REH sia stato ispirato dal film “King Kong”, uscito al cinema solo l’anno prima (1933). La Skull Island, con il suo scenario primordiale, il gorilla gigante… sono tutti elementi che ritroviamo nel racconto.

    1. Author

      Benvenuto, Pietro. E grazie.
      Ottimo anche il tuo intervento. Hai capito perfettamente quello a cui mi riferivo, ovvero sorvolare sugli aneddoti più conosciuti e sui quali si è romanzato parecchio, per forza di cose, e andare a scovare particolari rari o poco noti. Credo che pochi scrittori abbiano riversato la loro esperienza (o mancanza di esperienza) di vita nei loro scritti come Howard. Ed è proprio quest’aspetto che voglio approfondire.
      Tuttavia, sui motivi per cui l’abbia chiusa lì, nel mezzo del deserto, credo che probabilmente nessuno lo saprà mai con certezza. E, aggiungo, non è necessario saperlo.
      È che mi domando, come ogni lettore deve aver fatto, quanto di Robert ci sia in Conan, e viceversa. Un tema fascinoso.
      La presunta ispirazione da “King Kong” non la conoscevo affatto e in ogni caso, a parte la somiglianza di motivi, Howard qui ci ha messo del suo. E per fortuna di noi tutti, si sente.

      Ciao

  7. Bell’articolo, come sempre, e interessantissima discussione. Non posso aggiungere molto, però ti esorto a scriverlo quest’articolo su Howard.

    Due cose:

    1 – hai detto che non volevi aggiungere niente all’interpretazione dei racconti. Ma qualcosa di nuovo e interessante mi sembra che l’hai scovato, tipo l’aspetto dell’imitazione e della finzione generale dei protagonisti e dell’isola stessa

    2 – Che c’è di vero in quella storia, se non sbaglio da te citata nell’articolo su Conan film, che Howard vedeva dietro di sè il Cimmero che lo obbligava a scrivere?

    Grazie

    1. Author

      A questo punto, mi rimbocco le maniche e vedo di fare un po’ di ricerche. 😉

      1) boh, in fin dei conti non so se la mia è una lettura originale. Magari qualcun altro è già arrivato dove sono arrivato io. Io però non lo so.

      2) quello è un aneddoto che racconta John Milius nel “making of” di Conan il Barbaro che se non sbaglio si intitola “Conan Unchained”. Milius dice, e a questo punto non credo se lo sia inventato, che Howard, di notte, avvertiva la presenza di Conan dietro di sé; arrivava anche a vederlo con la coda dell’occhio. Il Cimmero lo minacciava, brandendo un’enorme ascia, di continuare a scrivere le sue avventure, oppure l’avrebbe tranciato in due con la sua arma.
      Bob era un tipetto tranquillo, non c’è che dire…

      😉

  8. Mi piace molto il senso dell’intervento di Pietro Guarriello.Per un appassionato del periodo di Weird Tales come me è sempre un piacere conoscere nuovi elementi(o nuove chiavi di lettura)sui “moschettieri” di quella rivista.Mi piace molto anche il lavoro che sta facendo sul materiale Lovecraftiano e quindi ne approfitto per ringraziarlo(sto cominciando a leggere Studi Lovecraftiani dopo un mio colpevolissimo ritardo)
    Sull’aneddoto di Howard che scriveva “avvertendo la presenza” di Conan,ricordo male o ne ha parlato Howard stesso in una delle sue lettere o mi sto confondendo?
    A questo punto mi sa che l’articolo su Howard sia non solo necessario ma doveroso-)

    1. Author

      Non lo so, spero non sia una diceria…
      L’articolo vorrei tanto scriverlo, ma solo alle condizioni esposte sopra. 😉

  9. Grazie Nick, è sempre un piacere conoscere altri appassionati dell’epoca d’oro di Weird Tales. Oltre a Studi Lovecraftiani, ti posso anticipare che sto preparando due grosse raccolte antologiche con inediti di Frank Belknap Long e Donald Wandrei, due grandissimi scrittori di WT da noi ancora poco conosciuti.

    Quanto a REH che “avvertiva la presenza” di Conan, ne parla lui stesso estesamente in alcune lettere scritte a Clark Ashton Smith, dove afferma che il personaggio si materializzò nella sua mente quasi per magia, soggiogando la sua volontà e “costringendolo” a scrivere le sue storie. I racconti uscivano di getto dalla macchina da scrivere, come per un impulso irrefrenabile, e REH non poteva fare a meno di picchiettare sui tasti. Perché la storia era già tutta lì, scritta nella sua mente, e premeva per essere messa per iscritto. Quasi ci fosse una presenza sovrannaturale che agiva per mezzo del corpo dello scrittore…
    Invero, è una cosa piuttosto curiosa questa. Se si analizza la cosa da un punto di vista “parapsicologico”, si potrebbe quasi parlare di transfert medianico o di scrittura automatica.

    In ogni modo, le lettere di REH che dicevo, dove lo scrittore parla della strana genesi di Conan, si trovano pubblicate nel libro THE CONAN GRIMOIRE (Mirage Press, 1972). Oggi è una rarità bibliografica, ma se a qualcuno servisse posso sempre fare fotocopie.

    Un saluto,

    pg

    1. Author

      Bellissimi questi aneddoti! Ancor più se corrispondono al vero! Dunque Milius non mentiva, anche se come lo racconta lui, l’episodio sembra più un’allucinazione schizofrenica.
      A me piace pensare che Howard lo vedesse per davvero, dietro di lui…
      Quel libro può interessare e parecchio anche.




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