L’aria del lavapiatti

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Era il 1994 quando mi resi conto che, per l’università nella quale studiavo e – teoricamente – stavo per laurearmi, era più importante la giacca della preparazione accademica. Più il look che la competenza. Non mi laureai – il mio lavoro venne passato a uno che aveva il look giusto, la giacca di velluto per l’aula e la camicia a scacchi per il terreno, uno che “sapeva vendersi”. Da allora ho avuto infinite conferme del fatto che, se non ho l’aria del lavapiatti, ho per lo meno quella del rude meccanico, e questo mi penalizza – “potrai anche fare delle… Read more »
beppeiaf
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Della questione di abiti e monaci se ne discuta dalla notte dei tempi. Il problema è che in questi ultimi tempi sembra che tu abbia avuto un accelerazione, nel mio ramo l’ apparire conta molto più dell’ essere ma, e cqui c’è un ma, quando arrivi al dunque vedi uscire fuori le differenze.
Perchè come dice il film “quando il gioco si fa’ duro…” e allora lì esce fuori quello che è capace e quello che non è bravo, anche se è bello e figo, rimane al palo.
Capita ogni tanto, ma quando capita son soddisfazioni…

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[…] Mai confidare nei ricordi, quindi. Mai considerare una qualunque disciplina come andare in bicicletta, perché si finisce, alla prova dei fatti, col fare la figura del fesso; arrogante, per di più, se per caso spacciate il vostro lavoro convinti di aver fatto una cosa grandiosa. Meno male poi che ci sono gli amici, quelli veri, che ti dicono che, se proprio hai un’aria particolare, non è certo quella dell’artista, ma del lavapiatti. E, lo sapete, io per i lavapiatti ho un debole. […]

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