Autore Indipendente

31 Comments

  1. 192 minuti di applausi ^_^
    Non capisco cosa li convinca che le case editrici pubblichino solo roba di qualità, e gli autopubblicati schifezze. Dove hanno vissuto sin ora?
    Bha.

    1. Author

      Be’, se ne sono davvero convinti, la situazione è più tragica di quanto credessi. 😉

  2. Lo scrittore arriva all’auto-pubblicazione perché rifiutato dall’editoria tradizionale

    Il bello è che si dici che non è così in molti non ci credono.
    Io all’editoria tradizionale mi sono rivolto due volte, una su invito (pubblicato) e una su mia volontà (respinto).
    Da allora non mi è più interessato più interagire con un settore che già da allora (parlo del 2007) sembrava vecchio e superato.
    Invece no, non può essere una scelta personale: deve essere per forza una ripicca.
    Questo la dice lunga su come ragiona certa gente.

    1. Author

      Sì, infatti mi pento del mio passato, ma non lo nascondo. Solo che all’epoca, prima di internet, chi poteva saperlo? Pubblicare voleva dire o pagarsi da solo la stamperia, oppure casa editrice.
      Benvenuto il progresso.
      Comunque hai ragione, tra tutti i luoghi comuni, questo è il più diffuso: la vendetta contro l’editore cattivo.

      ahahahahahah XD

    1. Author

      L’importante è chiarire le cose, anche se la maggior parte della gente non ci crederà, qualcuno si convincerà. 😉

  3. Io rimango possibilista.
    Alcune cose le ho pubblicate con autori tradizionali, altre me le pubblico da me.
    Sto lavorando per costruirmi una piccola small press personale per provare a battere il mercato anglosassone – non perché sono un disperato che gli editori schifano (non mi hanno schifato Chaosium, Pagan, Brichester University Press, Sans Detour…), ma perché voglio avere il controllo su ciò che produco, su come lo produco, sui tempi, sui modi.
    Voglio avere anche – e questa è una cosa che molti dimenticano – il controllo su chi può leggere ciò che scrivo.
    Perché ci sono un sacco di scrittori di merda là fuori, è vero.
    Ed un sacco di lettori che non sono da meno.

    1. Author

      Io non ci credo più. Non credo sarà mai un articolista o che farò mai della divulgazione il mio futuro, chissà. Per ciò che concerne la narrativa però, ormai ho scelto di fare da solo.
      Impossibile tornare indietro, anche considerando il mio carattere. La rete mi dà questa possibilità. E più mi dicono che la mia è mission impossible e che “in Italia è fantascienza” più mi danno la forza per andare avanti.
      Nulla contro i possibilisti, anzi. È un altro modo di tentare. 😉

  4. “Ho scoperto, però, che non importa starsene tranquilli in un angolino e pensare ai fatti propri.” Questa è la sacrosanta verità, e lo dico io che ho pubblicato (e continuerò a farlo) a doppio binario, quindi sia da indipendente che con case editrici. In qualche modo, si riesce sempre a dar fastidio a qualcuno.
    Vi racconto un aneddoto breve. Parlavo poco tempo fa con un amico che ha agganci con diverse case editrici (nessuna di punta) e che era interessato a piazzare una mia eventuale, prossima pubblicazione (a prescindere dal genere, purchè fosse un romanzo). Io ero sul possibilista, siamo quindi scesi nei dettagli e ha voluto che gli raccontassi di come andavano le mie autopubblicazioni.
    Quando gli ho parlato dei numeri (quindi, banalmente: vendite, percentuali e profitti) sapete cosa mi ha risposto? Continua a pubblicare da solo, che vai meglio te che tante, troppe pubblicazioni di piccole case editrici…
    A prescindere da quanto detto, non mi sento assolutamente un rifiutato, un ripudiato o un disilluso. Niente di tutto ciò. E la mia conclusione è sostanzialmente identica alla tua: “Continuerò a scrivere (anche) da indipendente e a pubblicare (anche) da indipendente. Tutto il resto, come al solito, sono solo chiacchiere. Rumore di fondo. Statica.”
    Saluti a tutti 😉

    1. Author

      Intervento interessantissimo. Purtroppo è vero, la semplice esistenza diventa motivo di biasimo da parte di chi evidentemente si sente minacciato. A che pro preoccuparsi, in caso contrario?
      Non so, pare che scrivere equivalga a ammazzare qualcuno, quasi fosse un reato, se non si è sottoposti al sigillo papale.
      A me sa sempre più di regime.
      Pensiamo a scrivere, va. 😉

  5. Hell, ho visto la qualità di Ritmo: è alta. E’ evidente che svolgi un lavoro certosino sui tuoi lavori.
    Perché non prepari un post in cui consigli come si crea un buon ebook, la catena di lettura, gli step che affronti prima della pubblicazione, ecc.?
    Potrebbe essere molto utile a chi sta per affrontare il grande passo… e anche per chi lo ha già affrontato.

    (Magari l’hai già fatto e mi è sfuggito -.-‘)

    1. Author

      Innanzitutto grazie. Poi voglio ricordare a tutti che “Ritmo” è di Massimo Mazzoni, non mio, anche se ho collaborato. Comunque se passa di qua interverrà lui. 😉

      Riguardo la tua domanda, come sai io finora ho pubblicato gratis, per svariate ragioni, non ultima la necessità di esercitarmi e approfondire il rapporto con i lettori, vagliarne così i gusti, le reazioni etc…
      Non avendo ancora provato a vendere, non posso dispensare consigli, a maggior ragione perché voglio tentare un ulteriore esperimento, ovvero vendere in inglese.
      Per cui non so, di sicuro è un tentativo difficile e che mi riserverà delusioni. Non m’illudo di contare più di quanto valgo in effetti.
      Per ciò che concerne invece la creazione dell’eBook, lì sì, sto approfondendo la materia e quindi potrei dare qualche consiglio.
      Ci penso. 😉

  6. Uno dei tuoi migliori post.
    Sempre e solo polemiche sterili, mai un confronto o una visione che non sfoci in una caccia alle streghe.
    In fondo: “Tutto il resto, come al solito, sono solo chiacchiere. Rumore di fondo”.

    1. Author

      È sempre utile ribadire certe cose, perché sennò la gente cominciare a credere alle fesserie.
      Ci sono autori indipendenti meritevoli così come esistono quelli che per vedersi pubblicati da un editore venderebbero la propria madre.
      Ciò che contesto è appunto che si continui a parlare per stereotipi.

  7. Abbiamo infatti chiari esempi della qualità dei prodotti di “classe A” dell’editoria tradizionale. Sì, proprio quei bei tomi con i cartonati giganti, che vendono (secondo le fascette) 100000000 di copie ancor prima di uscire. Oppure, e questo mi auguro che sia un caso italico o quasi, nomi di musicanti da mercato del bestiame o filosofi che paragonano dinosauri a donne (:-D). Questo dovrebbe essere l’indice di qualità delle case editrici?

    1. Author

      Non solo le paragonano a dinosauri, ma ne paventano l’estinzione. Incredibile. 😀

      Ah, le fascette con i milioni di copie. Balle, a dire di qualcuno che se ne intende. 😉

  8. Io son sempre dell’idea, se voglio fare le cose in un certo modo, perché ritengo di poter far meglio, non vedo motivo di non farlo. Saranno poi i risultati a parlare, non gente repressa o umiliata dalla vita.
    E si può dire che parlo a mio svantaggio :) Alex può capire :)

    1. Author

      Dal mio punto di vista non è la questione del “far meglio”, credevo fosse chiaro. Il discorso è:

      a) non mi va che si parli degli indipendenti in questi termini. Che possono essere veri per certi soggetti, ma non per tutti.

      b) la pubblicazione indipendente soddisfa le mie esigenze. Ovvero, non chiedo di più dalla vita.

      Tutto qua. 😉

  9. Ringrazio Lycas per il commento su RITMO e il padrone di casa per avermelo fatto notare:)
    Ma cosa intendi per lavoro certosino? Se intendi la documentazione è colpa mia, sono sempre stato un precisino e da quando c’è il web è ancora peggio! Per la forma dell’ebook stesso discorso della documentazione, con l’aggiunta di alcuni buoni compagni di viaggio, ai quali mi sono ispirato, uno dei quali è il suddetto padrone di casa!

  10. Ma apprezzare un ebook non dovrebbe partire come minimo dal comprendere il nome dell’autore? XD
    Cioè, no, vabbé… Germano, tappami! 😀


  11. Concordo. Concordo. Concordo. Ho già detto che concordo?

    La mia prima pubblicazione “vera” è stata col self publishing. Non perché sono stata rifiutata o altro, semplicemente perché quel giorno mi girava così xD
    È con l’editoria tradizionale ci lavoro, ho pubblicato molto, spero di continuare a farlo in futuro e mi faccio una gran barcata di fatti miei.

    A questa gente (di cui non facciamo il nome se non per dire che sono i soliti intelletual-chic) manca tutto: l’onestá (intellettuale in primis), l’umiltà e soprattutto il buonsenso.

    1. Author

      È l’insulto a priori che non comprendo. O meglio, lo comprendo anche troppo bene, ma si spera sempre che non possa essere così.
      E invece, mi imbatto quasi ogni giorno in articoli scritti da nomi importanti e non credo a quello che leggo. 😀
      Vabbé, ma noi abbiamo i blog per rispondere a questa gente, no? 😉

      1. E grazie al cielo che abbiamo i blog per rispondere, altrimenti saremmo relegati nell’angolino che ci vorrebbe protagonisti xD
        Anche come blog letterari. Prossimamente farò un post anche su un’altra benemerita vaccata uscita in questi giorni, sul fatto che i book blogger non possono fare critica letteraria perché “non hanno le basi”. Vedi differenze con l’intellettuale madama che ha scritto sugli autopubblicati? XD

      2. Author

        ahahahha XD
        Eh, le basi, le basi sono importanti. Ma com’è che diceva l’Annunziata l’altro giorno? Ah sì: i blog sono commenti, quindi non devono essere pagati.
        E su Radio Popolare (non sappiamo con esattezza il titolo della trasmissione) un tipo dichiarava: “I blogger parlano di tutto e non sanno niente”
        Perfetto, mi piace eh. Ma se non sappiamo niente, non contiamo niente, come mai tutta questa ossessione nei nostri riguardi?
        Sarà che LORO non sanno che pesci pigliare e si sentono scavalcati? Mah… ^^

  12. Amen, Hell!
    Non posso che condividere quanto dici.
    Avendo aderito all’età di 4 anni alla setta dei lettori voraci, non posso che festeggiare il nuovo universo di parole che mi si apre davanti grazie al self publishing. Il rumore prodotto dalle case editrici è ovviamente dovuto ai tremori della paura. I lettori scoprono – e si dirigono verso – orizzonti nuovi, che loro, sarà l’età che avanza, non sono ancora pronti ad affrontare.
    Intendiamoci, per me le parole su carta sono sacre, non ho mai fatto le pieghe nemmeno ai libri di scuola (no, nemmeno a quelli delle materie che proprio non digerivo), ma gli ebook mi esaltano. Sono la dimostrazione che l’editoria cartacea italiana si lascia sfuggire talenti, casi letterari, opere che non hanno nulla da invidiare agli stranieri e che ci eviterebbero l’imbarazzo (e la rabbia) di trovare suglil scaffali Arisa, Marra e Totti (temo per la salute mentale dei loro ghostwriter, lo ammetto). È un sistema che vive costantemente nel complesso di inferiorità rispetto agli stranieri, non osa, vomita pappe già masticate da altri.
    Certo, tra gli ebook ci sono anche “i pacchi”. Ma quanti ce ne hanno rifilati gli editori nostrani? Fossero anche pacchi con etichette straniere, loro ce li hanno rivenduti senza troppo batter ciglio, e di questo non li perdono. Posso al massimo riconoscere che la loro poca cura è stata la mia palestra, per cui ora l’odore di un pacco lo riconosco piuttosto bene. E comunque lo preferisco in digitale, visto che la carta gratis non te la offre nessuno.
    Un editore serio non segue la corrente, la crea; dà spazio agli autori che gli altri non osano pubblicare. Ma visto che gli editori seri latitano di recente, benvenga il fai-da-te. Che ha un impareggiabile vantaggio: permette di leggere in via del tutto integrale, quello che arriverebbe all’editore. Che sì, a volte è pieno di errori e strafalcioni, e ok, a volte danno noia, sono irritanti, ma il cui contraltare è che si sta leggendo quello che l’autore sentiva di dover dire. Non c’è stato un filtro tra te e lo spirito dell’opera, nessun deus ex machina che ha tuonato: “Qui e qui e qui: o cambi o resti carta straccia!”. Alla fine l’autore va in scena con quello che sente essere il suo meglio (che non è perfetto, ma al diavolo la perfezione) e tu puoi gustarlo o odiarlo, cestinarlo o divorarlo, riconoscendogli il ruolo che merità in virtù di quanto prodotto da lui e non dal battage pubblicitario che te lo vende. E puoi lasciargli un feedback, diretto, facendo notare quello che non ti ha convinto, gli errori; contribuendo nel tuo piccolo a farlo crescere, crescendo anche tu insieme a lui.

    Quindi, amen, Hell!
    Stampo il tuo post in formato A3 e me lo porto sempre dietro, così magari certa gente la smette di starnazzare che uno legge gli ebook solo perché è di moda, ma che è tutta robaccia di sfigati repressi e rifiutati dal sistema.

    P.S.: un post sulla creazione degli ebook piacerebbe anche a me. 😉

    1. Author

      Ciao, benvenuta. 😉
      Ottimo intervento, che mette in luce ciò che è implicito nel mio discorso: nessuno nasce “imparato”, come si suol dire :D, ma si può progredire. E gli eBook o gli autori indipendenti non sono il nemico, sono stati presi di mira perché non si sono adeguati al sistema vigente.
      Esistono le mele marce anche tra gli indipendenti, è ovvio, ma, dio, queste sono cose che chiunque non completamente ingenuo del mondo riesce a capire.

      Comunque, lieto di averti da queste parti. 😉

      Riguardo gli eBook, come ho detto, sto imparando. Il mio percorso, che poi è quello di tanti altri, è in progressione, soprattutto per ciò che concerne la scrittura: chi ha letto i post introduttivi ai miei lavori, avrà senz’altro letto anche quei punti in cui parlo di sperimentazione. ^^
      Se interessa, il post si farà.

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