27 Comments

  1. Cioè io stavo ancora lì a meditare su quali articoli mi sono piaciuti di più di B&N, e tu ne esci fuori con questo post meraviglioso… :) Beh, senza tanti giri di parole, finora è uno dei più belli che abbia letto su questo blog. :)

    Grazie. :)

    Ciao,
    Gianluca

  2. quanto sei giovane, sigh sigh….nel 1996 lavoravo già come schiav….apprendista.
    Mi sembra un ottima risposta a chi ti diceva che non sai scrivere

  3. Se questi sono i risultati, be’, più mal di testa per te! 😀

    Scherzo, non ti augurerei nessun male! A parte che ti scoppi attorno un’apocalisse zombie mentre sei nei pressi di Zooey, ovviamente.

    Ciao,
    Gianluca, che magari ogni tanto parla di generi ma lo fa con simpatia

  4. E io quoto Gianluca, perché questo post mi ha davvero fatto scendere la lacrima. Mi è sembrato di leggere un pezzettino di storia della mia vita, con il passaggio attraverso il caro Charles come momento di vera e propria epifania intellettuale (io questa epifania lo avuta solo qualche annetto prima, perché son sempre stata secchiona e ho sprecato tutta la mia adolescenza sui dannati libri).
    Nel tuo articolo c’è tutto: ci sono i classici come primi sperimentatori di qualche forma di contaminazione, l’ insofferenza per la gabbia del genere e anche una bella identificazione tra personalità e stile, che mi troverà d’accordo da qui all’ eternità.
    E mi raccomando…io ci tengo a essere beta tester 😀

  5. E caro… che dire… mi citi tutti quelli che piacciono a me e mi sembra quasi che mi hai rubato le parole di bocca.

    No, non è vero io queste cose, non riesco a dirle così. Men che meno a scriverle.

    :-)

  6. Mi unisco al coro di apprezzamenti per il tuo recente post.Mi hai ricordato di quando al liceo avevo attraversato la mia fase di arroganza pseudo intellettuale:cercavo simbolismi e sottosignificati in tutto quello che vedevo e leggevo,ero convinto che avrei fatto chissa cosa.Nel mio caso le arie mi si sono abbassate dopo un brusco scontro con la realtà.Non oso pensare che persona sarei adesso senza quell’attimo di lucidità…

  7. L’articolo è molto bello, anche se – avendoni scritti alcuni in questo anni – ravviso la pericolosità di dare spazio a chi critica sempre e comunque.
    L’ideale sarebbe ascoltare quel tipo “non ti curar di loro ma guarda e passa”.
    Poi però siamo uomini e ci lasciamo giustamente trascinare dalle emozioni.

    Di tutto l’articolo, lo ripeto, molto bello, mi è piaciuto proprio quell’azzerare le valutazioni fatte un tanto al chilo, le distinzioni tra arte e artigianato, tutte queste baggianate.
    Io è da una vita che sostengo che ha dignità tanto Tex Willer quanto Pirandello o Ungaretti.
    Poi mi vengono a dire che io mi occupo soltanto di sciocchezze e, ok, va bene anche quello. A quanto pare non sono l’unico ad apprezzare.

    1. Author

      Sì, ogni tanto l’indifferenza è più un ostacolo. Meglio ribadire, serenamente, come la si pensa su certi argomenti. Specie quando i lettori nuovi sono tanti. In modo da non creare equivoci.

      Io la scrittura la vivo come un passatempo divertente. Potrebbe essere arte o potrebbe essere niente. È bello provarci. Tutto qua.

      Grazie a voi.

      Fra: no, i sottotesti no! 😀

  8. Io la scrittura l’adotterei volentieri come stile di vita, ma oramai ho fatto pace col paese di melma in cui viviamo. Se non si può non si può.
    Se non altro – come scriverò domani o forse lunedì – questo dover ridurre la scrittura a un passatempo senza dignità di lavoro ci lascia la possibilità di fregarcene delle schifezze editoriali e di goderci il bello del trip 😉

  9. Author

    Ecco, quello che intendo io.
    La dignità dello scrittore in quanto professione è un discorso più complesso e affrontato spesso con ironia dagli stessi protagonisti, e allargo il campo ad altri, come gli attori, insomma, i cosiddetti “artisti” che qui da noi non vengono pagati.
    C’è da dire però che sul serio io non mi considero un artista o uno scrittore. Non ancora, per lo meno…

    😉


    1. Author

      Grazie!
      Mi sa che se dai uno sguardo al profilo utente puoi cambiare nome e dovremmo addirittura risolvere il problema della moderazione dei commenti. 😉

  10. Fermo restando che le tue riflessioni sono sempre interessanti, penso che non dovresti preoccuparti troppo di chi ti lancia certe accuse.
    Sul serio, tu o Alex o altri, ma che vi importa?
    Anche solo a nominarli, si dà già credito a gente che non riesce a far altro che criticare il prossimo.
    Fregatevene.
    Ignorateli.
    Questa gente non esiste, a nessun livello. Non è niente.
    È una specie ultraresistente, parassitaria, che è sempre esistita e sempre esisterà.
    Come i batteri e i virus.
    Tirate dritto.
    Continuate per la vostra strada.
    Non vale il vostro tempo, voi che scrivete, o il nostro, noi che vi leggiamo.

    1. Author

      Grazie, Luca.
      Però, ecco, a differenza delle volte precedenti, questo non è un articolo nato da un malessere. Anzi, mi ha fatto piacere scriverlo. Quindi, tutto sommato, ben vengano certe cose.

      😉

  11. Amo Bukowski, è stato il mio scrittore preferito per molto tempo e forse lo sarebbe ancora oggi se avessi il coraggio di riaprire un suo libro. Un po’ paura di trovarmi io, lì dentro, in tutta la mia infantilità e grettezza. preferisco ricordarmelo come lo ricordo.
    E queste domande che ti fai e le mail che ti mandano, è chiaro che me le sono posta anche io. Anche io mi sono sentita una “scrittrice”, ho pubblicato e fatto presentazioni e vissuto nell’ambiente letterario in quello che io considero il periodo più inutile della mia vita. E sono diventata allergia alle parole “arte” e “artista” e “scrittore” e “creatività”. A me sembrano sempre sproloqui di chi vuole sentirsi ‘stocazzo (e scusa il turpiloquio, ma è davvero il modo più carino che ho per descrivere il mio pensiero), seghe mentali inutili che tentano di ricondurre ciò che si ama sotto ad un’etichetta. C’è chi si sente migliore se pubblica o vince premi, chi crede che scrivere sia quello e basta, e non scrivere di per sé. Come se fosse il riconoscimento ciò che rende un lavoro valido e non la passione che ti lega ad ogni singola parola vomitata dalla tastiera.
    Non so, io scrivo per necessità e scrivo solo per me (ed ormai mi conosci e sai che è la verità); serve il corrispettivo, il “legame col mondo esterno”: essere letti fa piacere, se qualcuno sciorina complimenti ci si sente quasi felici perché – almeno è così per me – si regala agli altri parti di sé che non vengono buttati al vento e dimenticati. C’è chi apprezza e cresce leggendo tanto quanto hai apprezzato e sei cresciuto tu scrivendo.

    Ah, hai preso un discorso principe. Scusa per il monologo senza senso…

    1. Author

      Ehilà, Alice! Guarda che si sente la tua mancanza! 😀

      Quindi da un certo punto di vista abbiamo condiviso le stesse esperienza. A completamento del tuo discorso posso dire che il fatto di essere letti è essenziale. Dà un senso a ciò che si scrive.
      In realtà è anche misura della qualità del suo scrivere. Tanti lettori, ad esempio, è una coincidenza fino a un certo punto. Sono come un parere entusiasta in fondo.
      Non so perché ho deciso di scrivere, probabilmente perché mio padre dipingeva, per essere qualcosa di diverso da lui. Non era competizione, ma solo un cercare la strada.

      Discorsi… 😉

  12. mah non so, tanti lettori non significa qualità (come non lo significa “pochi”). Può esserlo, non è una regola, dipende anche molto il tipo di approccio con la scrittura (tu, ad esempio, tendi a far partecipare le persone al tuo processo “creativo”, è una sorta di comunicazione. Io al contrario, sono chiusa ed introversa e tendo a coltivare miei spazi bui che getto nel mondo per… boh, per troppo lungo da spiegare, ma “per”).

    Vero, sono stata assentissima, non si ripeterà mai più!

  13. Author

    Vero, si parla in generale.
    Per me King non è uno scrittore, ad esempio, nonostante i milioni di lettori. Però… però, è innegabile che sia stato saccheggiato artisticamente. E continua a esserlo.
    Ciò che ha scritto ad esempio si prestava meglio alla traduzione cinematografica. Pensa ai patetici tentativi di inscenare, invece, i romanzi di Hemingway e di tanti altri.
    Quindi a King non nego proprio ogni merito. Però scrittore non lo è, secondo me. Nel senso, non credo che leggere Shining faccia riflettere più di tanto, però Kubrick ha applicato alla stuttura di base, tutt’altro tipo di deduzioni. Con grandi risultati.
    Ma che diverta, King, be’, almeno quello… non credo si possa negare.

    😀


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