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Suspiria (1977)

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Quello che segue è il primo di una quadrilogia di articoli che vedranno la luce su queste pagine, dedicati a Le Tre Madri. Sulla trilogia cinematografica di Dario Argento i primi tre, il quarto sul libro di Thomas de Quincey, Suspiria de profundis (1845) da cui il regista trasse ispirazione.
Gli articoli non avranno cadenza regolare, ma verranno scritti -e pubblicati- a seconda dell’umore dell’autore, cioè io. Da me avrete sì certezza, ma mai precisione, se capite cosa intendo…

***

Suzy: “Ma… cosa fanno le streghe?”
Prof. Milius: “Il Male. Nient’altro al di fuori di quello.”

Immagine anteprima YouTube

Sapete bene quanto e come si discute di Argento, oggi. Alcune delle critiche più feroci gli vengono mosse da accaniti ammiratori, fra i quali ci sono anch’io, che proprio non ce la fanno a sopportare il suo presente e che, affranti, insistono e sperano.
Ma qui eravamo tra il luglio e il novembre del 1976 e tutto era ancora perfetto. La pioggia scrosciante, l’atmosfera di lugubre incertezza; i colori brillavano sotto la pioggia di un acceso rosso sangue, riflesso sulle silenti pareti dell’Accademia di Danza. Io nascevo due settimane dopo la fine delle riprese, avvenuta il 30 novembre. Tutto era perfetto, dunque. E le streghe facevano ancora paura.
La storia… la storia non è certamente il punto di forza di questo film. La trama di Suspiria si potrebbe infatti ridurre a poche righe:
Suzy Bannion (Jessica Harper), una ballerina classica, scopre che la rinomata Accademia di Danza che frequenta è sede di oscure forze diaboliche che si manifestano attraverso gli atti nefandi e gli omicidi di una setta di streghe al cui vertice c’è la Mater Suspiriorum, la madre dei sospiri, al secolo Helena Markos, fondatrice dell’accademia, colei cui non è dato sperare. Per salvare la propria vita, Suzy, deve affrontare questa antica incarnazione del male.

Come dicevo, una trama semplice, da fiaba nera, senza deviazioni, senza intervalli che non appaiano come forzature e lungaggini -fra tutte la sequenza dell’uomo sbranato dal suo cane e quella del pipistrello, ma vi si potrebbero aggiungere tranquillamente tutte le parti che abbondano di efferatezze al limite della logicità- per sostenere e rimpolpare la pellicola durante i suoi 95 minuti. Una storia non particolare, quindi e non priva di parti superflue.
Ma questo film, come ho detto, non è una storia. Piuttosto è un affresco vivo di colori e luci, di dettagli e sguardi. Raramente come in questa pellicola l’occhio ne esce appagato.
La prima qualità che risalta è il colore, esaltato dalle tecniche di ripresa. Suspiria fu infatti girato in Eastman Color Kodak e successivamente stampato con tecnologia Technicolor, già in disuso dagli anni ’50.

It is often incorrectly assumed that, to achieve the rich color palette, the film was shot using the outdated 3-strip Technicolor process. This is untrue. No film made after the mid-1950s was shot using this method. The film was instead shot on normal Eastman Color Kodak stock, then printed using the 3-strip Technicolor process, utilizing one of the last remaining machines. This issue has been confused somewhat by the fact that, on the 25th anniversary documentary featured in the 3-disc DVD set, a discussion of the printing process by cinematographer Luciano Tovoli was incorrectly followed by a diagram showing a 3-strip camera. (da IMDb)

A dominare, infatti, è il rosso vivo delle luci, innanzitutto, ma anche il blu, il verde e, nei dodici minuti finali, il nero e l’oro. Il colore vivissimo della splendida scenografia di Giuseppe Bassan che intrappola i protagonisti, insieme alle luci, in un inferno di sangue nel quale sono risucchiati.

In secondo luogo c’è la musica, paritetica, in ogni caso, rispetto al colore. Quelle note da brivido, composte dallo stesso Argento con la collaborazione dei Goblin, ossessive, cadenzate, che accompagnano sistematicamente le scene migliori del film.
C’è il gusto del macabro e della sofferenza. Dei bisbigli nel cuore della notte, degli occhi che brillano nel buio, dei sospiri e dei rantoli di esseri sovrannaturali. E c’è il gusto del male, l’unico risultato tangibile dell’operare terreno delle streghe.
Lungi dall’essere fattucchiere vecchie e bigotte a cavallo di una scopa di saggina, le streghe sono creature viscide che operano il male per ottenere favori terreni, attraverso la sofferenza delle loro vittime, fino alla morte di queste.
Questo è ciò che le streghe fanno e che Argento si diverte a mostrarci anche attraverso una carrellata di personaggi grotteschi e dall’aspetto bizzarro quali le cuoche grasse e il maggiordomo deforme.
E chissà, se lo avessero lasciato libero di portare sullo schermo la sua visione originaria del film, se questo non sarebbe stato un vero e proprio capolavoro. Sì, perché nelle intenzioni del regista e nella sceneggiatura originale, c’era l’idea di scritturare come attrici solo bambine di dieci, dodici anni d’età, che avrebbero dovuto affrontare l’essenza della malvagità, in puro stile disneyano, quando anche Disney riusciva a spaventare. Ma le leggi locali, tedesche, e il parere del produttore, il padre del regista Salvatore Argento, che voleva evitare ogni tipo di censure, dato anche il contenuto estremamente violento del film, spinsero il buon Dario ad innalzare il limite d’età delle sue attrici a una ventina d’anni. Questo, tuttavia, fu l’unico cambiamento che egli decise di apportare al suo soggetto. Rimasero intatti i dialoghi, per certi versi infantili -si vedano gli scambi di battute canzonatori delle allieve della scuola all’arrivo di Suzy- e la distorsione spaziale, data dall’aver posizionato le maniglie delle porte delle stanze dell’accademia di danza più in alto del normale, quasi che l’ambiente dovesse ingrandirsi per collocare gli attori nel giusto ruolo di bambini, negato dalla loro età effettiva.
Il film, oltre che da un libro, nasce da una curiosa storia che, si dice, fosse solita raccontare la nonna di Daria Nicolodi, la quale sosteneva di essersi allontanata da un’accademia di danza in Germania perché fermamente convinta che in quel luogo si praticassero rituali di magia nera; il finale, invece, deriverebbe da un sogno della stessa Nicolodi, a quel tempo compagna di Argento, che sosteneva di aver sognato l’incontro con una strega invisibile accompagnata da una pantera che all’improvviso esplodeva, dettaglio, questo, ripreso nel film dove, però, a esplodere è una pantera di porcellana insieme ad una miriade di altri oggetti a seguito della morte della strega.
Strega che, come nella migliore tradizione del cinema, venne effettivamente interpretata da un’attrice anziana, novantaquattrenne, che Argento conobbe in un ospizio fuori Roma, che non risulta accreditata nei titoli.
Di questo film stupendo restano le sensazioni, l’appagamento visivo, i sospiri della Madre durante le tempestose notti di Friburgo, i corridoi rossi e in stile liberty, eguagliati questi ultimi forse solo da quelli del medesimo colore dell’Overlook Hotel.
E, sebbene io, al pari del dott. Frank Mandel (Udo Kier) del film, sia un materialista convinto che la sfortuna non sia data dagli specchi incrinati, ma dai cervelli incrinati, non posso fare a meno di provare un brivido ogni qual volta ascolto le parole del prof. Milius (Rudolf Schündler) che espone a Suzy quella che è, a tutt’oggi, la più sentita ed efficace descrizione della stregoneria che abbia mai ascoltato, capace di restituire alle streghe quella sfumatura occulta e malvagia, quella natura perniciosa e venefica, capace di farti credere che con le streghe, ammesso che esistano, non è il caso di scherzare.
Resto convinto che non sia possibile uccidere una creatura così potente come la Madre dei Sospiri, che ha mostrato di saper ingannare la morte, trafiggendole la gola con un ferro, eppure mi è impossibile dimenticare quei corridoi color nero e oro, attraversati da Suzy, quasi fossero una grotta delle favole che conduce all’antro della Strega. Essi ti intrappolano, non vogliono lasciarti andare via.
Forse, definitivamente, il miglior Argento di sempre.

-sulla sinistra in basso, in corrispondenza del collo dell'attore si può notare il rilfesso del volto di Dario Argento-

-sulla sinistra in basso, in corrispondenza del collo dell'attore si può notare il riflesso del volto di Dario Argento

fonte e approfondimenti:
La ricchissima Scheda del film su IMDb

13 comments

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  1. Norys Lintas

    Bel film non ho niente da dire in contrario, come
    grande è l’easter egg sul collo dell’autista ahahah :P

  2. mcnab75.livejournal.com

    Ottimo Suspiria, un altro dei miei film preferiti in assoluto. Vetta creativa di Argento, ben più di Profondo Rosso (parere personale).
    L’idea delle Tre Madri è geniale, ma solo in questo film è stata sfruttata a pieno potenziale. Tutto è perfetto, o quasi, infatti Suspiria è una delizia per gli occhi.
    Pensa che a suo tempo ne scrissi anche uno scenario per Il richiamo di Chtulhu (gioco di ruolo), un vero e proprio omaggio.
    Aspetto di leggere la recensione degli altri film, specialmente la Terza Madre.

  3. Visto? Non ce l’ho fatta a stare lontana un mese! Spero perdonerai l’intrusione!
    Sai che scrivi molto bene? Davvero dopo questo articolo non vedo l’ora di leggere i prossimi e di rivedere un film, Suspiria, che non avevo mai considerato sotto questa luce.
    Bellissima la foto del riflesso! Ma è stata voluta?
    In gamba! ;)

    1. Hell

      @ Alex
      Grazie!
      Concordo in pieno! Suspiria è superiore a Profondo Rosso. E’ quasi poetico!

      @ Keyem
      Per questa volta sei perdonata! Anzi, ti ringrazio per il complimento!
      Sì, la foto è un cameo di Argento, confermato da lui stesso in un’intervista anni dopo. ;)

  4. Norys Lintas

    @Alex
    La mia opinione su “la Terza Madre”, è la stessa di Fantozzi riguardo alla “La corazzata Potëmkin “…
    sono sicuro, che questa sia la stessa posizione di elgraeco, ma avremo conferme o smentite, nella probabile recensione :P

  5. Arnold Schwarzenegger

    Musica e colori. Ai film non dovrebbe occorrere altro. Questo in particolare è davvero molto riuscito.
    Poi ci si mette anche a voler fare la storia, e allora sono dolori. Mi riferisco al presente Argento.

  6. mcnab75.livejournal.com

    @Norys: è anche la mia opinione sulla Terza madre… purtroppo!

    1. Hell

      Per sapere cosa ne penso io, invece, dovrete aspettare… :P

  7. Nosferatu

    Certo che andate come treni! Manco da una settimana e già non mi ritrovo più tanta roba scrivete!
    Ho visto al cinema Rec 2 e quindi ero tentato di andare a commentare prima lì, ma quando ho letto Suspiria mi sono trattenuto.
    Sono d’accordo con tutto quello che è scritto nell’articolo. Questo film è semplicemente spettacolare!
    I colori sono vividi, soprattutto il rosso. E davvero un piacere per gli occhi!

  8. Sciamano

    Best Argento Ever….pure per me.
    Anzi, forse questo é il migliore horror italiano mai fatto. Dello stato attuale(??) del regista, ormai sono 20 anni, mi rifiuto di parlare.
    Bell’articolo….mica sapevo del flash-cammeo di Argento

    1. Hell

      @ Sciamano
      Thanks! ;)
      Io devo parlare di tutti e tre i film. Me lo sono imposto. Devo completare la trilogia!

  9. Koros

    Ho un bel ricordo di questo film. E la musica, che brividi!!!

    ;)

  10. alice

    Rivisto ieri sera (sarà stata la mia quarta visione) e questa volta sono rimasta colpitissima. Per diverse ragioni – ma qui non mi dilungherò, magari scrivo qualcosa più tardi – in primis averlo finalmente trovato in lingua originale e con definizione altissima. Diciamo che i colori e le musiche non sono mai state tanto vivide… Gli occhi pieni di terrore, una meraviglia!

    E finalmente qualcuno mi ha spiegato i dialoghi rasenti l’imbecillità. Non sapevo che l’idea iniziale fosse quella di utilizzare delle bambine… e probabilmente sarebbe stato perfetto, se non gli avessero troncato le ali in modo così stupido.

    Davvero un film incredibile…

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