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Aug 31

[eBook]: Gli Ulivi non piangono al Plenilunio

ulivicovermaybeDEF2 (Mobile)Immaginate, se non ci siete mai stati, un uliveto in Puglia, sotto il sole rovente.
I tronchi nodosi, enormi, schiumosi per le mosche sputacchine e le fronde morte, a causa della xylella. Gli zombie…

È stagione, questa, dell’oro rosso. Quei pomodori la cui raccolta, di anno in anno, uscita scandalo per la criminalità collegata al caporalato.
La Puglia è la mia terra, offre scorci unici, come il mare di Polignano, e crudi allo stesso tempo.
Ho deciso di ambientarvi un storia horror.
Horror rurale, per l’esattezza, nel quale ho scoperto il piacere di cimentarmi, già raccontandovi del Latemar.

Ma con la Puglia è diverso. Ci ho vissuto per 37 anni, prima di andare a vivere all’ombra delle Dolomiti. Più che conoscerla, ne ho assorbito i ritmi vitali, quel meriggiare pallido e assorto, e quanto possa essere spettrale la campagna notturna, al plenilunio, che rischiara oltre che alberi morti, vecchie costruzioni in rovina.
Un passato indolente che segna il presente come un tramite.

Ma passiamo all’oggetto ebook:

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Aug 31

Temi i Morti Viventi – ep. 1

Strana, la vita. Ero lì a farmi i fatti miei su Facebook e perculavo assieme al padrone del blog e a molti altri la prima puntata dello spin-off di The Walking Dead, il pubblicizzatissimo FEAR The Walking Dead (ammazza, che originalità!!). Mai avrei pensato che Hell, per punizione e per, immagino, totale rifiuto nei confronti di quest’ennesima poracciata “horror” televisiva, mi avrebbe addirittura chiesto di scrivere un post sull’argomento. Beh, chiamatemi scema ma la cosa mi onora, visto che amo Book and Negative. Per lo stesso motivo, la cosa mi metterebbe anche un bel po’ d’ansia se non fosse che, ripensandoci, mi sono fatta talmente tante risate guardando Fear The Walking Dead che un approccio serio al post è assolutamente fuori questione. Quindi, cominciamo.

Attenzione, se leggete questo post potreste rimanere offesi!

fear-the-walking-dead-novo-logo1-750x400 (Mobile)

Il pilot della serie, scritto dal creatore del fumetto originale Robert Kirkman assieme a Dave Erickson, ci porta indietro nel tempo, a quando si avvertivano giusto le prime avvisaglie di quella che sarebbe diventata un’apocalisse zombie, e trasferisce l’azione dalle parti di Los Angeles. Due presupposti sbagliatissimi, ahimé. La novità e anche il pregio di The Walking Dead, fumetto e prime stagioni della serie, era infatti l’idea di ambientare la vicenda a disastro avvenuto, con un protagonista inizialmente ignaro del fatto che la civiltà che conosceva fosse stata spazzata via e con gli altri personaggi secondari che affrontavano le conseguenze di questa tragedia.

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Aug 28

True Detective: la caldera degli umani(ssimi) destini

truedetective2Era nell’aria, e ho deciso di farlo oggi: parliamo di True Detective. La seconda stagione. Un unico articolo, non ne verranno altri ché, credo, siano non necessari. Non avrò altro da aggiungere su questa serie, almeno fino alla terza (se ci sarà).
Di una cosa sono soddisfatto, aver centrato uno degli aspetti portanti di questa serie: lo spazio concesso all’ambiente quale quinto protagonista.
Non che ci volesse Einstein, se il titolo campeggia su un incrocio di arterie stradali, che servono alla circolazione di anime e, allo stesso tempo, comunicano un’atmosfera di civilizzazione soffocante, che s’è spinta troppo oltre.

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Aug 25

Nessuna carne sarà risparmiata (Hardware 1 di 4)

 

h1Ancora una volta, qualcuno giunge in città. Arriva da lontano e porta con sé frammenti di horror.
Di quell’horror atipico – ma in verità classicissimo – che è Hardware.
Indossa un cappellaccio, è in ombra, somiglia, se ci fate caso, al regista.
Richard Stanley è una personalità atipica, come questo horror, difficile, riottosa. A ventitré anni circa se ne andava in Afghanistan a filmare il ritiro delle truppe Sovietiche e l’ascesa del regime talebano.
L’anno successivo tornava a Londra e convinceva Iggy Pop, Lemmy e Carl McCoy a firmare dei camei nel suo film, frettolosamente liquidato (e quando mai la critica coeva non è frettolosa) dalla critica del tempo come un rip-off di Terminator.
Perché c’era un robot assassino.
E c’era una damsel in distress, la donna in pericolo.
Solo che Stacey Travis, la Jill del film, è l’antitesi di Sarah Connor (quella del 1984) non porta in grembo la salvezza del genere umano, ma (in un certo senso) la sua stessa fine; è anima di un’epoca proiettata in un futuro distopico, tra le altre cose, è quella carne bramata da tutti, soprattutto dal robot.
E il cyborg stesso è una macchina di morte, creata, ma si potrebbe dire generata, dato che ha facoltà di autoripararsi cambiando la propria forma alla bisogna, da altri uomini per eliminare gli scarti di una società problematica e decadente.

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